domenica, Luglio 21, 2024
News

Lettera di Michele Gesualdi a Matteo Salvini

Barbiana, 3 marzo 2015

Caro Salvini,

ho letto su “Famiglia Cristiana” che nel comizio che hai tenuto alla manifestazione promossa dalla Lega a Roma, hai richiamato don Lorenzo Milani.
Famiglia Cristiana ha risposto molto bene e non aggiungo altro.
Desidero solo, come presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani e come diretto testimone dell’intera esperienza di Barbiana e della sua scuola, suggerirti di leggere qualche scritto di don Lorenzo, perché probabilmente non hai approfondito nulla del suo pensiero e della sua opera e parli per sentito dire e forse sbagli personaggio.
Per questo ti faccio omaggio del libro ” L’obbedienza non é più una virtù“, che contiene la lettera ai cappellani militari, l’auto difesa e gli atti del processo che don Lorenzo subì a seguito della denuncia di gente che la pensava come molti che erano alla tua manifestazione
Se trovi un paio d’ore per leggerlo ti rendi conto di quanto è distante il tuo pensiero da quello moderno e futuribile del Milani.
Ho detto futuribile perché lui è morto 48 anni fa ed è morto a 44 anni . Quando per un personaggio il tempo della morte supera quello della vita e continua ad essere attuale, significa che siamo di fronte ad un uomo del futuro che ha intuito e sostenuto verità che non tramontano facilmente.
Per stimolarti a leggerlo ti trascrivo una frase contenuta nella lettera ai cappellani militari, che fu incriminata:  ” Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che nel vostro senso io  non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”.
 
Lui sarebbe stato sicuramente uno che tu avresti voluto cacciare come straniero, del resto coloro che oggi sarebbero stati tuoi sostenitori cercarono di cacciarlo in galera e non ci riuscirono unicamente perché il suo padre Celeste lo chiamò a sé qualche mese prima che la sentenza di appello condannasse lo scritto.
 
Buona e proficua lettura.
Michele Gesualdi