Esilio a Barbiana

La prima volta che don Lorenzo parla delle difficoltà a restare a San Donato è in una lettera alla mamma del 14 luglio 1952, due anni prima della morte del Proposto.

San Donato, 14.7.1952
Cara mamma,
scusa se non t’ho scritto prima. Sembra che tu abbia un sesto senso a domandarmi se ho leticato. Infatti ieri ho fatto una leticata che forse sarà decisiva. Con un canonico di Prato che era qui a predicare. Ho l’impressione che la mia carriera ecclesiastica stia precipitando. Ma te non cominciare a allarmarti, te devi preoccuparti solo ch’ io sia sereno e buono. E sereno sono. Mi par d’essere al cinematografo all’ultime battute d’un film a lieto fine. Il film a lieto fine è il mio lavoro a S. Donato. Mi son tolte tutte le soddisfazioni, ho potuto lavorare come m ‘è parso e piaciuto, non son mai stato costretto a compromessi, sto divertendomi un mondo a fare un finale di fuoco. Cosa vuoi di più? Considera questi 5 anni come una mia creaturina. Quello che importa non è che sia lunga, ma che sia rifinita bene e senza stonature. Se mi riesce a portarla in fondo così, non temere che io ne serbi rimpianti o tormenti. Ti ricordi come rispose Simone Weil al superiore che minacciava di destituirla? «Ho sempre considerato la destituzione il naturale coronamento della mia carriera scolastica!» In quanto alla data dell’attacco finale fin’ora probabilmente era fissata per il giorno della morte del Proposto. Ma se il Proposto non accenna a ammalarsi non credo che mi lasceranno qui fino alle prossime elezioni. Lo scambio dei preti avverrà nei prossimi giorni perché c’è i preti novelli. Se non mi arriva lettere in questi giorni vuoli dire che aspettano la morte del Proposto. Comunque per me non c’è nessuna possibilità di restare qui. Sono decisissimo a non difendermi e a non lasciarmi difendere da amici. Anche te non muovere nulla e non parlare con nessuno perché ti assicuro che sono contento così.
L ‘unica cosa che mi farebbe veramente male sarebbe che mi condannassero dottrinalmente. Ma questo non dovrebbe poter avvenire perché, ho sempre guardato d’esser cristiano e cattolico e ho sempre chiesto di morire in questa fede. E del resto mi sento ogni giorno più vicino tant’è vero che mi dedico tutto alla sua diffusione e tutta la divergenza è soltanto sul modo di diffusione. Insomma io t’ho avvertito perché tu ti prepari al colpo che non sarà lontano e perché tu sappia che la mia fede cattolica non è in discussione. Uno può leticare con tutti i suoi fratelli ma resta sempre di quella famiglia. E questo è quello che è avvenuto a me. D’altra parte ti ripeto che il colpo non sarà poi la fine del mondo. Il miracolo è stato che abbia tardato 5 anni a venire.
Io son grato al Signore d’ogni minuto di più che mi lascia a S. Donato perché son tutti regalati. Te non ti dar pensiero perché sai che mi son sempre trovato bene da per tutto. A andar male male mi potranno mettere maestro al Seminario Minore. E 6 mesi dopo mi leverebbero anche di li e mi farebbero parroco in una chiesetta di montagna così saranno contentati anche i tuoi desideri medici. Mi dedicherei al catechismo e agli studi e avrei modo di raffinare nella solitudine la mia spiritualità che ne ha ormai urgente bisogno!
In quanto a S. Donato io ho la superba convinzione che le cariche di esplosivo che ci ho ammonticchiato in questi 5 anni non smetteranno di scoppiettare per almeno 50 anni sotto il sedere dei miei vincitori.
Mercoledì mattina alle 7 e un quarto dirò Messa per Pasquali a San Michelino. Prenderò la macchina qui.
Di salute sto benissimo. Spero che tu stia meglio. Ma non me ne hai detto nulla. Non ti dar pensiero anche per me.
Un abbraccio affettuoso dal tuo
Lorenzo

Riaffronta l’argomento il 16/9/54 mettendo in evidenza gli intrighi dei preti per avere San Donato:

Cara Mamma,
ho avuto oggi /a tua lettera.
Qui la guerra infuria.È cominciata la sera stessa del trasporto con una volgarità fuori dell’ordinario. I.Bartoletti hanno semplicemente preso in mano la situazione coll’appoggio di tutti i preti senza nominarmi né interrogarmi col palese intento di erigersi a difensori del Proposto contro di me suo nemico!!!
Da ieri tutti parlano della nomina del Pievano di Legri a Proposto. I miei amici, giovani e vecchie, si agitano, piangono minacciano rappresaglie e li tengo a freno a fatica. Per ora quella del pievano di Legri non può essere una notizia seria, è solo nata da congetture. Certo sarebbe una cosa triste perché è difficile trovare un prete più ostile a me e più diametralmente opposto per metodi e per idee. Mi sarebbe piaciuto che se devo andare almeno venisse un giovane intelligente e senza preconcetti che prima di far qualcosa stesse un annetto zitto e buono a studiare l’ambiente e poi prendesse le decisioni che volesse. Allora anche se facesse innovazioni potrei esser sicuro che non troncherebbe a zero tutto quel che c’è di iniziato. Legri invece è uno che la sera stessa del suo arrivo metterebbe su l‘Azione Cattolica, si raccoglierebbe intorno i tre cattolici di prima e lascerebbe naufragare tutte le mie mezze tacche e la scuola.
Il fratello del Proposto va oggi in curia per esprimere la sua riconoscenza per quel che ho fatto per il Proposto, far sapere che non era rimbecillito e che io non lo disubbidivo né ingannavo. Questa è stata l’unica azione che ho permesso anzi voluto perché mi ha urtato la volgarità del contrappormi al Proposto.
Se mi attaccavano sul piano delle idee e dei metodi stavo semplicemente zitto a aspettare la risposta dall’alto. Ma questa invece è una frode, imposta la questione su un punto secondario e paradossalmente falso. A me invece preme che la questione sia impostata nei suoi termini reali e cioè sul giudizio sulla Scuola popolare, politica e ogni altra questione di metodi pastorali o idee.
Quando mi fossi assicurato che sia impostata così vorrei semplicemente star zitto e aspettare il giudizio del Cardinale senza sollecitarlo. Se (cosa estremamente difficile) questo giudizio fosse espresso da una nomina non sollecitata allora io potrei seguitare a far quel che ho fatto fino a ora e anche peggio con grande serenità interiore. Una cosa è essere il prete che lavora nel posto dove l‘hanno messo e lasciato e una cosa è esser in un posto per avere o conservare il quale si è brigato. E questo non tanto per me quanto per questi poveri figlioli che ho spinto a un punto di pensiero e di fede oltre il quale occorre assolutamente una parola chiara di condanna o di approvazione ecclesiastica se no tutto il mio lavoro è vano seguito personale e non apostolato cattolico.
Se arriva invece il trasferimento alla Casetta di Tiara bisogna che io vada e vi stia a meditare gli errori fatti; studiare e pregare e profittare di questa esperienza per riprendere il lavoro da nuovo lassù colle correzioni necessarie. Scarterei dunque completamente l’idea della Scuola popolare a Rifredi se non avviene un fatto esterno a me che mi ci buttasse. Ti prego dunque di non far nulla neanche te. Io non ho scritto né a don Bensì né a Meucci né sono andato a Firenze e possibilmente vedrò di non ci andare. Bisogna che tu tenti di capire che un San Donato brigato, oggi non mi vuol dir nulla e domani non sarà che un continuo tormento interiore e leticare esteriore coi preti. Non te le posso spiegare tutte perché ci vuol troppo, ma ti assicuro che senza questa premessa fondamentale: dell’essere nel posto in cui ci han messo le circostanze e non in quello che s’è scelto, non è possibile impostare religiosamente nulla: dalle decisioni più grosse fino ai più piccoli particolari della vita interiore e esteriore di ogni giorno.
Ho spiegato tutto questo ai ragazzi e alle vedove e sono sicuro che hanno inteso e che nessuno si muoverà. Così il prete nuovo avrà il lavoro più facile e i ragazzi avranno da me l’ultimo insegnamento ben religioso e coerente come ho tentato di fare anche le altre volte e come ho chiesto loro di imparare a fare nella loro vita interiore. Meglio vivere questo giorno da leone che 100 anni da pecora! Non ti pare? Te dunque godi che i1 tuo figliolo si possa levare anche quest’ultima soddisfazione, dopo infinite altre che ne ha avute, e non ti fare preoccupazioni anche per me, sia perché bastano le tue, sia perché sai bene che io dopo tre giorni son di nuovo al lavoro come prima e non resto mai senza nuove idee, trovate e esperimenti che mi assorbono tutto e non mi lasciano il tempo di pensare al passato o al futuro o al prender mogli.
Dvvero se ti fai cruccio anche per me oggi non hai capito nulla perché ormai dovresti avere visto che i miei mali sono tutti rimediabili. Sono dispiacente per l’Eda e la Giulia. Luigi lascia loro tutto il mobilio e io ho promesso di ricompralo loro se resterò qui. Ora che le cose son così nere, son disperate e pare che ne sia morto un altro. La loro casa è occupata dai loro nipoti e la casa dei loro nipoti è occupata da un ‘altra famiglia di disperati. Puoi dunque fare il conto che almeno queste tre famiglie stanno vegliando in preghiera per me notte e giorno.
Un abbraccio affettuoso dal tuo
Lorenzo

Ne parla ancora, sempre alla mamma, con una lettera del 21/9/54, subito dopo la morte del Proposto:

San Donato, 21.9.54
Cara Mamma,
niente di nuovo se non infinite chiacchiere. Sette preti son già andati in Curia a chiedere questa chiesa. Uno è venuto a vederla e non gli è piaciuta per le finestre degli inquilini sul cortile e sull’orto.
[….] Non pensare che stia per ammalarmi perché sono giornate un po’ snervanti per l’attesa, ma c’è anche un’ infinità di attestazioni di affetto. L ‘attaccamento delle vedove, degli orfani, dei giovani contadini e di tutti i minorati in un modo o l’altro è commovente.
L ‘attaccamento dei comunisti puzza di manovra e io rifiuto con risposte taglienti.
Da tutte le parti vogliono partire commissioni e raccoglitori di firme. Ne voleva partire una di padri di allievi della Scuola popolare capeggiata dal becchino! Quelli sono amici sui quali si può giurare, ma li ho dissuasi.
Poi arrivano notizie sulle manovre nemiche. Le accuse che devono essere arrivate in curia si distinguono per la loro banalità e inverosimiglianza. Se il cardinale ha ancora un barlume di luce dovrebbe poterle valutare per quel che valgono, ma soprattutto dovrebbe dargli nell’occhio questo affanno dei preti a eliminarmi che veramente fa pensare più all’invidia che al timore ch’io faccia del male. Se gli nascerà dei dubbi ha modo di chiamarmi e io gli risponderò.
Se vorrà punirmi duramente può mettermi cappellano in S. Lorenzo a Firenze. Quello che c’era è scappato sabato con una ragazza, ha telegrafato da Roma che non torna più. Mi troverei malissimo cappellano e in città. Molto meglio nel più scomodo posto di montagna dove non c’è confratelli né superiori a romper le scatole.
Domenica ti telefonerò a Firenze per sapere se sei arrivata, ma se mi riesce a resistere alla tentazione vorrei non venire a Firenze finché non è già deciso tutto.
E di voi non mi racconti più nulla?
Un abbraccio affettuoso, tuo
Lorenzo

L’arrivo a Barbiana di Don Lorenzo

Don Lorenzo arrivò a Barbiana l’8/12/54. Era un giorno che pioveva, il camion con la sua roba non poteva arrivare alla chiesa perché non c’era strada, fu scaricata sotto l’acqua 1 km e mezzo più sotto, fu poi la treggia, strascicata dai buoi, a portarla tutta infangata e fradicia alla chiesa. Don Lorenzo era salito a piedi insieme a qualche giovane della scuola di San Donato. Qualche giorno prima erano salite l‘Eda e la sua vecchia mamma che prima di accettare di seguirlo vollero vedere il posto. Quella visita fu un funerale, tornarono a Calenzano piangenti però non lo abbandonarono, ma lo seguirono nell’esilio di Barbiana.

Quattro giorni dopo il suo arrivo, il 15/12/54, così Lorenzo scrisse alla mamma:

Barbiana, 15.12.1954
Cara Mamma,
mi dispiace di non averti scritto prima, ma non eravamo ancora riusciti neanche a trovare un pezzo di carta da scrivere. Anche ora la casa è tutta all’aria. Il Priore vecchio e famiglia sono partiti oggi. Stasera c’era già la casa piena di giovanotti. Per ora li ho messi al lavoro per riordinarci la casa, ma aspettano ansiosamente la scuola. La nonna ha già comprato il bestiame. Io ho comprato grano conigli polli. L ‘olio comprerò quello del priore vecchio al momento del raccolto. La capra glie l’ho fatta vendere perché faceva a fatica due tazzine di latte al giorno e l’Eda non sapeva mungerla. Spero di poter avere il latte da qualche contadino. Alla peggio comprerò una mucca. Se però Adriano può avere qualche scatola di latte in polvere per i momenti di emergenza sarebbe bene. Per ora ho bevuto i due fiaschi e mezzo portati dai san donatesi.
È due giorni che lavoro per rendere accogliente la cucina per vedere di consolare un po’ la nonna. Ho riverniciato di celeste armadio tavolo finestre, ho messo la luce a gas, la cucina a legna, ho ordinato l’acquaio (che arriva domani). Nell’armadio poi c’è ogni ben di Dio, tra quel che ci hanno regalato prima di partire e quel che ci hanno portato via via venendo a trovarci.Il recapito a Vicchio può farlo il pievano (che si è veramente fatto in quattro per me) oppure don Renzo Rossi che è parroco qui vicino, ma vive col pievano di Vicchio.
Non ho bisogno di soldi per ora perchè il popolo di San Donato mi ha regalato 80.000 lire in contanti. Se avrò bisogno te lo dirò. Mi è ancora molto difficile venirti a trovare perchè si è cominciato solo oggi a metter la roba al suo posto definitivo perchè fino a ora c’era quegli altri e la loro roba.
Un abbraccio affettuoso,
tuo Lorenzo

Ritorna sull’argomento il 28/12/54 con questa lettera:

Barbiana, 28.12.1954
Cara Mamma,
ho avuto la tua lettera in cui mi chiedi di non impegnarmi a star qui. Se parli di un impegno esterno certo che non lo prendo perché non ce n’è neanche il modo o l’occasione.
Non posso però credere che tu desideri che io mi metta nello stato d’animo del passante o del villeggiante. Don Bensi e Meucci mi hanno scritto lettere molto simili alla tua. Si vede proprio che non vi siete resi conto di quel che è stato San Donato per me. Se no non avreste la crudeltà di parlarmi della prossima amputazione proprio nei giorni in cui sono convalescente di quella che m’ha lasciato vivo proprio per un miracolo di grazia. Non c’è poi motivo di parlare del domani. Non ti basta l’affanno di ogni giorno? E neanche c’è motivo di considerarmi tarpato se sono quassù. La grandezza d’una vita non si misura dalla grandezza del luogo in cui si è svolta, ma da tutt’altre cose. E neanche le possibilità di far del bene si misurano sul numero dei parrocchiani. Sai bene che ormai non ho più bisogno di andare a cercare nessuno, sono loro che mi cercano e non ho mai un minuto libero. […]
Lorenzo

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