giovedì, Maggio 30, 2024
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Un resoconto del Memorial Beatrice Cerini che si è svolto ieri

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un resoconto del Memorial Beatrice Cerini 2023, che si è svolto ieri con la partecipazione del nostro Vicepresidente Lauro Seriacopi.

Come oramai da tradizione, l’atmosfera dell’Aula magna del liceo Morgagni è stata solcata da vele culturali e pedagogiche di altura, anche nel pomeriggio di ieri, giovedì 9 novembre 2023.

Beatrice e, ovviamente, Giancarlo hanno regalato agli ospiti del sempre brillante ma discreto chairman, Marco Lega, padrone di casa, momenti di profondo spessore emozionale.

Dopo i saluti istituzionali di Marco che ha aperto i lavori leggendo alcuni passi di “lettera a una professoressa”, Alessandra Prati, Referente per l’UST di Forlì-Cesena, ha delicatamente sottolineato il modo in cui la scuola può “prendersi cura” dei nostri piccoli, rifuggendo il rischio di essere come un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Ciò attraverso una sensibilità da parte dei docenti che si trasformi in un “ascolto autentico” ovvero in un ascolto che dia allo stesso tempo significato alla parola degli alunni.

Solo in questo modo la parola potrà renderli eguali, nei loro diritti e nei loro doveri.

In maniera appassionata e appassionante, le immagini dei video dei ragazzi del Morgagni hanno saputo ricucire i vari interventi dei relatori e lo hanno fatto come abili sarti, il cui filo ha mostrato/dimostrato la trama e l’ordito con cui le nuove generazioni possono tessere il passato e il futuro ben intrecciato al presente. Le immagini delle ragazze e dei ragazzi che si sono misurati con la grandezza di Don Milani e della scuola di Barbiana, sono andate ben oltre ai luoghi comuni, ai pregiudizi, con cui in maniera banale e semplicistica l’immaginario collettivo etichetta la generazione dei selfie….

Dai materiali presentati dai ragazzi scaturiva quell’inquietudine che contraddistingue le “parole non dette” degli alunni che frequentano il liceo delle scienze umane Morgagni, ma non solo.

Sembrava quasi di toccare con mano la stessa inquietudine che, come riportato da Lauro Seriacopi, ha segnato la vita di Don Lorenzo Milani.
Un uomo che non si è mai accontentato, mai fermato, sempre alla ricerca di risposte alle domande inquiete ed inquietanti che accompagnavano le sue giornate spese per i poveri, i dimenticati, gli allontanati, gli scartati, gli ultimi.
Lauro ci ha ricordato che Don Lorenzo non si è mai “girato dall’altra parte”, si è sempre fatto carico della responsabilità che si sostanzia nel prendere posizione, nel farsi parte, nel sentire l’ansia e il dolore di chi non riesce a cambiare nulla all’insegna dell’ICARE.

Ovvero l’esatto contrario del “menefrego”!

Don Milani ci ha lasciato il compito di educare all’inquietudine, alla consapevolezza, alla conoscenza del mondo, alla ricerca del senso, al porsi domande su ciò che accade intorno a noi e tutto ciò lo possiamo trovare nelle opere scritte che ci ha lasciato dando una particolare attenzione, oltre al famoso libro “lettera ad una professoressa”, anche alle sue lettere, tra cui la lettera ai giudici.

L’atteggiamento e la vita di Lorenzo sono ben lontani da quelli di un Ponzio Pilato. Non si è mai lavato le mani ma, al contrario, se le è sporcate a dovere facendo della parola il suo centro di gravità.

Così come ci ha fatto presente Luciano Rondanini, Don Milani aveva un’ossessione (positiva) della parola, le cui radici le possiamo trovare nella tradizione talmudica ebraica (antico testamento), da una parte, e nelle parole presenti nel nuovo testamento dall’altra. Sicuramente Don Milani, dice Luciano, è una figura che divide. Non potrebbe essere diversamente.

Ma chi è Lorenzo Milani?
Un educatore che ha lavorato per una scuola come spazio di inclusione totale oppure siamo davanti ad un demolitore della scuola pubblica?
I suoi metodi educativi erano autoritari ed imperniati su un classismo esasperato spesso gridato con parole volgari oppure lasciavano cogliere un’autorevolezza che prendeva forma nella sua attenzione alla classe intesa come un gruppo di lavoro, da una parte, ed alla promozione di metodi didattici per la lingua, per le lingue e per i linguaggi, dall’altra?

Chi era Don Milani?
E’ stato forse la causa di quel buonismo e lassismo sessantottino denunciato dal pensiero conservatore? Ha la colpa di avere abbattuto il merito oppure siamo di fronte ad un educatore che voleva vestire il merito con le pagine/abiti della Costituzione?

Come ci ricorda Giancarlo Cerini: “Cosa resta di Don Milani nella scuola di oggi? La scuola è veramente diventata di tutti e per tutti? La dispersione colpisce diversamente i ceti sociali, i territori, le scuole, le storie. Le analisi sui condizionamenti sociali che segnano il destino scolastico di molti ragazzi sono ancora del tutto attuali e segnalano le persistenti difficoltà del nostro sistema educativo a vincere la sfida costituzionale della uguaglianza delle opportunità e del diritto all’istruzione.”

Domande complesse e difficili a cui rispondere. Senz’altro, come si coglie dal libro di Luciano Rondanini, sono domande inquiete ed inquietanti. Nessuno lo può negare… “Don Milani, la sua lezione continua”.

Infine, un grazie appassionato a Loretta (ed alla Fondazione Cerini) che continua nel prezioso lavoro condotto per anni e anni al fianco di Giancarlo, chiamandoci a riflettere sui temi scolastici di attualità con un impegno continuo per una scuola che si rinnova e che si prende cura dei nostri piccoli. Ma non è certo finita qui… i prossimi passi della Ballata Popolare seguiranno il senso e i modi attraverso cui si può realizzare la valutazione formativa in ogni ordine e grado di scuola.

Un grazie a Loretta, a Beatrice, alla famiglia Cerini, alla Fondazione di Giancarlo, agli Insegnanti del Liceo Scienze Umane ed alle/ai ragazze/i Morgagni ed a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione del seminario di ieri.

Un caro saluto, buontutto a Voi ed ai Vostri cari.
Jaime Enrique Amaducci