sabato, Aprile 20, 2024
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L’Unità: Lettera a Papa Francesco

Dal sito de L’Unità:

 

L’occasione giusta per riabilitare don Lorenzo Milani potrebbe essere l’anniversario dei 90 anni dalla sua nascita. Ne è convinto il presidente della Fondazione intitolata al prete di Barbiana, Michele Gesualdi, che ha scritto a Papa Francesco per chiedergli di revovare il provvedimento del Sant’Uffizio del dicembte 1958 con cui fu deciso di ritirare dal commercio il libro di don Milani “Esperienze pastorali”, perché fu ritenuta «inopportuna la lettura».

Gesualdi con la sua lettera a Bergoglio chiede «di esplicitare la decadenza formale» dell’atto della “Inquisizione romana”. «Sappiamo – scrive il presidente della Fondazione – che don Lorenzo è stato nei fatti ampiamente riabilitato dalla storia e dal cammino della chiesa e che molta parte del suo messaggio è oggi patrimonio della Chiesa, della scuola e della società; come è evidente che siamo di fronte ad un sacerdote di Dio follemente innamorato della Chiesa di Pietro, tuttavia una riabilitazione anche formale da parte della Chiesa, dichiarando decaduto quel decreto sarebbe per noi che gli abbiamo voluto bene e visto soffrire per le incomprensioni subite, motivo di gioia perché sappiamo quale maestro di fede, di morale e di impegno a favore dei poveri e dei più deboli è stato don Milani».

“Esperienze pastorali” è l’unico libro firmato da don Milani e quando fu pubblicato immediatamente catturò l’attenzione e la curiosità dell’opinione pubblica del tempo per il suo contenuto. Le parole del prete di Barbiana all’epoca furono ritenute dalle autorità vaticane provocatorie e duramente critiche verso l’ortodossia della Chiesa. Ma era veramente così? «Bisogna dare la terra a chi ha il coraggio di lavorarla, bisogna dare la case coloniche a chi ha il coraggio di abitarle, bisogna dare le bestiame a chi ha il coraggio di ripulirgli la stalla ogni giorno – scriveva don Milani -. I boschi appartengono a chi ha il coraggio di vivere in montagna. Bisogna recuperare tutte le ricchezze che per secoli sono partite dalla terra verso i salotti cittadini, bisogna buttarle ai piedi dei contadini e supplicarli di perdonarci. Ma anche per questo è già troppo tardi».

Quando il vescovo ausiliare mons.Florit comunicò al priore, con un biglietto del 12 dicembre 1958, che «la Sacra Compagnia del Santo Uffizio ha disposto dopo aver sottoposto ad accurato esame la sua recente pubblicazione che essa venga ritirata dal commercio. Ho già avvisato l’editore a mettere ciò in esecuzione» don Lorenzo, non rispose, scrisse solo un biglietto di poche righe al vecchio e stimato cardinale Elia Dalla Costa per fargli sapere che lo riteneva estraneo al provvedimento del Sant’Uffizio e per confermargli l’obbedienza a lui e alla Chiesa. Convinto della ingiustizia del ritiro del suo libro, don Milani, temeva che i suoi parrocchiani lo considerassero un prete in rottura con la Chiesa cattolica. Per questo non criticò mai apertamente la decisione giunta da Roma.

Ora a cinquantacinque anni di distanza la Fondazione chiede al Papa la piena riabilitazione del prete «sarebbe per noi che gli abbiamo voluto bene e visto soffrire per le incomprensioni subite, motivo di gioia perché sappiamo quale maestro di fede, di morale e di impegno a favore dei poveri e dei più deboli è stato don Milani» spiega Gesualdi nella sua lettera a Francesco.