domenica, Luglio 21, 2024
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Lettera di Don Lorenzo Milani

SCUOLA DI BARBIANA

Lettera di don Lorenzo Milani
(dal volume “perché mi hai chiamato”)

Ieri, domenica, abbiamo fatto per la prima volta un vero giorno di vacanza (escluso la Messa, la dottrina e il vespro). Ho voluto adattarmi ai consigli delle persone sagge (la Mamma, don Bensi, l’Eda) ma le assicuro che quei poveri figlioli facevano pietà. Han costruito l’aquilone e il vento non è venuto, così non è volato (quello del Pascoli si può invece far volare in ogni momento e non è soggetto alle delusioni metereologi che come lo sono tanti divertimenti di questo mondo). Allora hanno un po’ leticato tra sé come comuni ragazzacci di piano. E la domenica ha faticato a passare.

Poi c’è l’altro motivo: lei dice che son feroce con loro, ma creda che questa non è davvero stagione per non esserlo. I loro fratellini e sorelline minori stanno conducendo da un mese una vita ben sacrificata nei campi e nelle stalle. I miei 6 studenti non devono diventare i signorini che studiano e che hanno vacanze mentre i fratellini minori che lavorano non ne hanno.

Il poter studiare non è un sacrificio, è una grazia e va pagata cara, più cara del costo del lavoro nei campi. Se no la scuola ‘ corruttrice e sforna bellimbusti pretenziosi e viziati.

Se poi fosse vero, come dicono, che i ragazzi hanno bisogno d’un po’ di svago allora si riformi il sistema della mezzadria e della patria potestà così costringeranno i proprietari a limitare il lavoro dei contadini e i contadini a limitare il lavoro dei loro piccoli. Non son io che ho portato l’austerità a Barbiana. Io tento solo di tenere l’austerità di vita dei miei studentelli all’altezza di quella dei contadini tra i quali vivono e della cui fatica godono i frutti. E con tutta la mia ferocia non riesco nemmeno lontanamente allo scopo. I miei martirizzati studentelli sono oggetto dell’invidia e della gelosia di tutto il popolo dei ragazzini.

Non posso consultare i manuali di pedagogia per regolar l’orario e le vacanze di Giancarlo (13 anni) quando ho visto alle 5 di mattina la sua sorellina Luciana (9 anni) a sconcimar la stalla da sola con una carriola più grande di lei mentre Luciano (gemello di lei) a quell’ora era già nel campo a segare il grano da circa un’ora. La sera alle 8 ½  quando Giancarlo tutto pulito e chiassoso torna da scuola, Luciano torna dal campo così stracco che non ha la voglia neanche di sorridere. Dunque la domenica si studia: Luciano perché per lui è uno svago e Giancarlo perché ha da pagare il prezzo del privilegio.

Mi sono allungato a descriverle tutta questa cosa perché perché qualche volta quando sono lì da lei, lei mi sorprende sprovvisto di risposta dicendo p. es. “Lasciali un po’ respirare! Tormento. Tiranno. Aguzzino. E’ naturale che Michele ti scappi ecc. “.

Lei conosce anche troppo gli studentelli bellimbusti e dunque deve intendere come io debba lottare a qualsiasi prezzo  perché da una scuola che è in canonica sorta merce totalmente diversa.

E ora mi scusi la risposta a scoppio ritardato. Mentre le scrivo i ragazzi sono ognuno al suo libro. In tutta la mattina non ho fatto neanche un urlaccio, ognuno lavora al compito che gli ho dato senza distrarsi. Li guardo e mi convinco per l’ennesima volta che non sono mostri, spostati, minacciati di esaurimento, di inibizioni, di squilibrio, di tic nervosi.

Ieri è stato un giorno spostato, innaturale, noioso, interminabile, oggi è di nuovo un giorno di felicità completa, la felicità d’esser tornati nell’ordine. E l’ordine è che l’uomo sia sapiente e pronto al sacrificio. Dalla culla alla tomba in un armonioso crescendo di sapienza e di austerità senza soluzione di continuità né estive né domenicali. E poi del resto la Chiesa ha sempre insegnato così tanto è vero che non ha mai posto lo studio tra le fatiche proibite di domenica.

Un abbraccio affettuoso dal suo

Lorenzo

 

14 luglio 1958

 

(1) I ragazzi di Barbiana sostenevano gli esami a Firenze da privatisti.