venerdì, Settembre 25, 2026
In EvidenzaNews

Documento della Fondazione Don Lorenzo Milani contro il disegno di legge “Modifiche in materia di imputabilità del minore”

CONTRO LA DERIVA PUNITIVA DELLA GIUSTIZIA MINORILE,

PER UNA POLITICA DEI GIOVANI FONDATA SULLA COSTITUZIONE,

SULLA SCUOLA E SULL’EDUCAZIONE

 

La Fondazione Don Lorenzo Milani esprime la propria ferma contrarietà al Disegno di Legge “Modifiche in materia di imputabilità del minore” approvato dal Consiglio dei Ministri.

Esso rappresenta un ulteriore passo verso una risposta dello Stato ai problemi dell’adolescenza fondata sulla repressione, sulla sanzione e sull’anticipazione della risposta penale.

  1. Non è con la paura che si educa un ragazzo.

Don Lorenzo Milani ci ha insegnato che davanti a un ragazzo in difficoltà la prima domanda deve essere: «Che cosa gli è mancato perché arrivasse fin qui?» Ciò significa guardare il giovane non soltanto come autore di un comportamento illecito, ma come persona in formazione, portatrice di una dignità che lo Stato ha il dovere di tutelare anche quando sbaglia.

Un ragazzo non diventa adulto perché lo Stato lo tratta prima da adulto.

  1. Il problema non è la pena.

La questione che abbiamo davanti riguarda l’idea di società che intendiamo costruire.

Una società democratica non si misura dalla capacità di reprimere chi viola la legge, ma si misura dalla capacità di prevenire l’esclusione, combattere la dispersione scolastica, garantire un’istruzione di qualità, sostenere le famiglie, offrire spazi di aggregazione.

Questa impostazione è la forma più alta di responsabilità dello Stato.

  1. La Costituzione non chiede uno Stato più punitivo, ma uno Stato più giusto.

Per la Costituzione italiana la pena non è una vendetta dello Stato, essa riconosce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.

Impossibile conciliare questi principi con una politica nella quale la risposta privilegiata diventa progressivamente quella penale.

  1. Dal Decreto Caivano a oggi: la continuità di una cultura politica.

Il Decreto Caivano ha segnato un deciso spostamento verso strumenti repressivi e di controllo nella gestione della criminalità minorile.

Ora il Disegno di Legge sull’imputabilità dei minori rischia di consolidare quella impostazione rinforzando una decisa quanto errata svolta culturale. La sicurezza nasce da una società nella quale un ragazzo abbia una scuola che funziona, un adulto che lo ascolta, un luogo nel quale incontrare altri, una possibilità di apprendere, un lavoro dignitoso, una prospettiva di vita.

  1. Barbiana ci insegna che la scuola viene prima del carcere.

A Barbiana non si chiedeva ai ragazzi da quale ambiente provenissero per decidere quanto valessero. Si dava loro la parola, si insegnava loro a comprendere la realtà, si restituiva loro la possibilità di diventare cittadini.

Di fronte alla dispersione scolastica, alla povertà educativa, alle periferie prive di opportunità, alle nuove forme di marginalità e alla solitudine degli adolescenti servono più scuola, più educatori, più servizi territoriali, più cultura, più sport, più lavoro, più comunità. Non meno regole, ma regole accompagnate da responsabilità educativa.

  1. Una democrazia che ha paura dei suoi ragazzi è una democrazia più debole.

È inaccettabile che il tema della sicurezza venga utilizzato per costruire una rappresentazione dei giovani nella quale l’adolescente problematico viene progressivamente trasformato da persona da educare a soggetto da controllare. Don Milani ci ha insegnato esattamente il contrario: educare significa formare persone capaci di pensare, giudicare, assumersi responsabilità e partecipare alla vita democratica.

  1. Serve un cambio di direzione.

Rivendichiamo:

– un confronto pubblico sulla politica minorile;

-investimenti nella scuola pubblica e nel contrasto alla dispersione scolastica;

– il rafforzamento dei servizi educativi e sociali territoriali;

– il potenziamento delle comunità educative e dei percorsi di accompagnamento dei ragazzi;

– un sostegno concreto alle famiglie in condizioni di povertà e marginalità;

– maggiori opportunità di formazione, lavoro, sport e cultura;

– un confronto preventivo con magistrati minorili, educatori, insegnanti, pedagogisti, psicologi, servizi sociali, associazioni e, soprattutto, con i ragazzi cui sottoporre ogni proposta di modifica della giustizia minorile.

Conclusione.

Don Lorenzo Milani ci ha lasciato un criterio semplice e radicale: stare dalla parte degli ultimi, il che significa restituire loro gli strumenti per diventare protagonisti della propria vita e cittadini della propria comunità.

È proprio davanti a questi ragazzi che una società democratica viene chiamata a scegliere.

Può scegliere la paura, può scegliere la punizione, può scegliere il controllo.

Oppure può scegliere l’educazione, la responsabilità, la giustizia e la Costituzione: questa è la scelta della Fondazione don Lorenzo Milani.

Documento Fondazione contro disegno di legge imputabilità minore (PDF)