Seminario

Lettere alla mamma dai primi giorni di Seminario

Firenze, 10 novembre 1943
Cara Mamma,
ti scriverò meglio dopo gli esercizi. Per ora ti dico solo che va tutto bene e anzi è inaspettatamente bello e simpatico. Anche la camera che è calda perché è piccina, in un cortile chiuso. Non mi mandare altro mangiare per ora perché si sta benissimo e non finisco neanche quello che ho.
Nella tasca del babbo ci deve essere un libretto per Elena. Penso molto a te e ti voglio bene. Tuo
Lorenzo
Da Lettere alla Mamma

 

 

Firenze 14 marzo 1944
Cara mamma,
mi dispiace che tu senta il peso della mancanza di libertà. Ma non ci pensare perché io non ne sento punto. Quando uno liberamente regala la sua libertà è più libero di uno che è costretto a tenersela. Chi regala la sua libertà si libera dal peso di portarla. Magari potessi regalarla davvero, ma la tonsura non è che un bigliettino d’avviso in cui si dice al Signore: «Spero fra due anni di poterle fare un regalo». Il “passo” si fa col Suddiaconato, ma anche lì è ben poco e poi senti uno che vuole tenersi la libertà di andare a prendere il sole e sul mare si leva la libertà di poter dir Messa. Dunque non è libero. Io per esempio mi son preso tutte le libertà possibili immaginabili e poi mi sono accorto che c’era una grande cosa (la più grande) che non potevo fare. Prima di morire mi voglio prendere anche questa libertà di dir Messa. Se ti dicono: « Oh il suo povero figliolo non può neanche andare al cinematografo o prender moglie o prendere il sole e deve avere delle buffissime gambe bianche », gli devi dire:
«No, non è che non può, non vuole. Non è libero di non volere?». Gliel’ho anche dovuto dichiarare per scritto e firmare al Cardinale che è con «volontà affatto libera e spontanea che desidero consacrarmi al Culto divino e al servizio della Chiesa». Quando si va da lui prima degli ordini dice che domanda a tutti la ragione per cui vengono: se è il babbo povero o lo zio prete [...].
Lorenzo
Da Lettere alla mamma