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Lettera di Rosy Bindi ai giovani – Marcia di Barbiana 23 maggio 2026

Pubblichiamo qui di seguito la lettera ai giovani inviata da Rosy Bindi, Presidente del Comitato del Centenario della nascita di Don Lorenzo Milani, in occasione della XXV Marcia di Barbiana del 23 maggio 2026.
Il tema della Marcia di quest’anno era:  “La scuola produttrice della cultura di pace”.

Care ragazze e cari ragazzi,

La Marcia di Barbiana giunge alla sua venticinquesima edizione e il fatto che ogni anno, su quei sentieri che don Lorenzo ha percorso nell’esilio e nella fedeltà alla sua missione, si ritrovino donne e uomini di buona volontà è la risposta migliore a chi pensa che la testimonianza del Priore appartenga al passato. Barbiana non è un museo. È un luogo vivo, aperto al mondo e voi ne siete la prova.

Il tema di quest’anno — Alla pace ci si educa a partire dalla scuola — non potrebbe essere  né più urgente né più milaniano. Don Lorenzo sapeva con una lucidità che ancora oggi  appare profetica che senza la parola non c’è dignità, non c’è emancipazione, non c’è  libertà. E proprio qui, insegnando ai suoi ragazzi, ha dimostrato che fare scuola significa  educare al dialogo e alla comprensione reciproca, primi passi indispensabili per crescere in  pace e far crescere la pace.

Viviamo un tempo in cui il primato della forza si sta sostituendo al primato del diritto. Le  guerre non sono più echi lontani, le televisioni e i social rimandano ogni giorno immagini di  stragi e devastazioni che pensavamo non più ripetibili. La guerra, questo lo scandalo, ci  viene presentata come inevitabile, come una necessità da accettare e da finanziare, sottraendo  così risorse importanti ai beni essenziali. Le parole difesa e riarmo si accolgono come la  logica conseguenza di guerre che non vogliono evitare mentre si tagliano i fondi per la  salute, l’istruzione, la casa, l’assistenza agli anziani e ai più fragili.

Di fronte a questa deriva, è forte la tentazione di cedere alla rassegnazione o, peggio,  all’indifferenza silenziosa. Don Milani non ci ha indicato né l’una né l’altra come scelte  praticabili. Ci ha lasciato invece il primato della coscienza: quella coscienza critica, libera e  responsabile che si forma sui banchi di scuola, nelle relazioni tra insegnanti e ragazzi, nella  curiosità di scoprire il mondo che ci circonda, nella capacità di riconoscere una menzogna e  di indignarsi di fronte all’ingiustizia.

Il suo I care — mi sta a cuore, mi importa — è l’antidoto più potente che abbiamo contro  l’indifferenza e l’egoismo individualista, contro quel me ne frego fascista che il priore non  sopportava. I care non è uno slogan. È un metodo, una scelta di vita, una pedagogia  all’impegno civile. Prendersi cura dell’altro, sentirsi responsabili di tutto, rifiutare la logica dell’amico e del nemico, del patriota e dello straniero sono le fondamenta di qualunque  autentica convivenza pacifica e democratica.

Sono stati appena pubblicati gli Atti del Centenario che, come ricorderete, si è svolto sotto  l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Nei due volumi – dedicati  rispettivamente alla politica e alla Costituzione; e alla Chiesa e alla scuola – sono raccolti gli  interventi più significativi dei tanti studiosi, sindacalisti, intellettuali e amici che hanno  contribuito alla riuscita dell’anno milaniano. Chi vorrà consultarli troverà conferma del  compito che il Comitato nazionale intendeva assolvere: restituire don Lorenzo alla verità  della sua testimonianza. Non solo il maestro di Barbiana, ma il cappellano di San Donato, il  cittadino che amava la Costituzione come Vangelo laico, il profeta che denunciava l’insensatezza della guerra.

Abbiamo portato la sua voce – quella voce che le autorità civili e religiose del suo tempo  avevano cercato di mettere a tacere – in Parlamento e in Vaticano, nelle università e nelle  borgate di periferia, alla scuola di pace di Marzabotto e tra i sindacati a Bergamo. Non per  addolcirla né per renderla inoffensiva, ma perché risuonasse con la stessa radicalità e  coerenza morale, in un tempo che ne ha disperatamente bisogno. L’impegno del Centenario  – documentato anche negli Atti e confermato dalle decine di migliaia di persone che in tutta  Italia vi hanno partecipato – è stato quello di indicare la straordinaria attualità del Priore.

Eravamo e siamo convinti che la sua testimonianza si è rivelata generativa perché non è  rimasta il tesoro geloso di pochi eletti ma ha varcato i confini del Mugello per diventare  davvero eredità collettiva.

Perché don Lorenzo non è un autore da studiare e mettere nel cassetto: è un testimone che  parla ancora alle nostre coscienze di cittadine e cittadini, di credenti e non credenti e ancora  ci chiede da che parte stare.

Care amiche e cari amici, venticinque anni di Marcia sono venticinque anni di resistenza  civile e spirituale. Il mio augurio è che non ci stanchiamo di camminare insieme per costruire  un modo più giusto e più libero.

Buona Marcia a tutti

Rosy Bindi, Presidente del Comitato nazionale per il Centenario di don Lorenzo Milani