Anniversario dell’arrivo a Barbiana di Don Lorenzo – 7 dicembre 1954

Esattamente 66 anni fa don Lorenzo arrivava a Barbiana per la prima volta. Era l’inizio di una storia che continua ancora oggi, un inizio difficile, come ha raccontato Michele Gesualdi nel suo libro Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana:

Nei pressi di Vicchio il camioncino si guastò e fu costretto a fermarsi per essere riparato. Don Lorenzo, che voleva arrivare di giorno a Barbiana, proseguì da solo facendosi accompagnare con una macchina che svolgeva servizio pubblico. L’auto salì per quella strada sconnessa e sterrata fino a quando si trasformò in un sentiero e don Lorenzo dovette continuare a piedi la ricerca della sua nuova chiesa. Intorno a sé niente, solo silenzio e bosco. Sa bene che in quel niente tutto deve rinascere ripartendo da capo. «Se faccio fiasco anche lassù», aveva scritto a don Rossi, «non mi resterà che farmi monaco, di quelli murati vivi per salvarmi almeno l’anima». Mentre cammina verso la sua chiesa lotta in solitudine con la coscienza. Nel frattempo il cielo si oscura e si scatena un violento temporale. Arrivò che era quasi buio, bagnato e infreddolito. Non c’era nessuno ad accoglierlo. Entrò in chiesa, si inginocchiò nell’ultima panca vicino alla porta, pregò con la testa fra le mani. Il lume delle poche candele facevano a malapena intravedere le sagome del parroco uscente che dall’altare recitava la novena per la Madonna. Alla funzione erano presenti solo tre donne e due ragazzetti. Tra le tre donne l’Eda e la Giulia che erano arrivate la mattina. Dei due ragazzetti uno era il nipote del prete uscente e l’altro Agostino, uno dei primi sei ragazzi per i quali don Lorenzo organizzerà la scuola di Barbiana in canonica. Pregò per tutto il tempo della novena. Quando si rialzò era già un uomo diverso. Diverso dal ricco benefattore dei poveri, diverso dallo stesso Cappellano di San Donato.
Come Giacobbe, aveva vinto la lotta con l’Angelo, ma ne era uscito sciancato. Ora è l’uomo che ha intrapreso il cammino che lo porterà ad essere povero tra i poveri. Nella solitudine e nel silenzio di quei monti ricomincia il suo cammino pastorale per la elevazione umana, sociale e religiosa di quelle poche creature che ancora erano rimaste nella parrocchia di Sant’Andrea a Barbiana. La mattina dopo un carro senza ruote, trainato a strascico, tipo slitta, da due buoi di un contadino, andò a recuperare la mobilia che il camioncino aveva scaricato ai piedi della mulattiera, in fondo alla salita. Purtroppo il temporale della sera prima aveva rovinato tutto. Era rimasta solo roba fradicia e pezzi di mobili scollati e galleggianti nelle pozzanghere d’acqua. Aveva perso tutto.