Percorso didattico

Percorso didattico

La scuola di Barbiana si sciolse nell’ottobre 1968, un anno dopo la morte di don Lorenzo, ma la canonica rimase casa di chi abitava con lui. Questo l’ha salvata da quel degrado dovuto all’abbandono che, purtroppo, subirono tutte le altre case rimaste vuote fino agli anni 80 e ha mantenuto quasi intatto l’aspetto di quando c’era don Lorenzo.

 

Attualmente quei locali sono curati dalla Fondazione don Lorenzo Milani.

Negli anni è molto cresciuto l’interesse di quanti vogliono conoscere più a fondo don Lorenzo, la sua opera sacerdotale, la sua scuola, i suoi metodi di insegnamento. Barbiana ormai è meta continua di scolaresche, gruppi parrocchiali, associazioni culturali, famiglie e singole persone. Sono oltre 180 le scuole che in Italia portano il suo nome.

Nonostante questo continuo afflusso, Barbiana è riuscita a fronteggiare ogni tentativo di stravolgimento dei luoghi ed è rimasta povera ed austera come ai tempi di don Lorenzo, una povertà che di per sé rappresenta un messaggio che non deve essere distrutto.

 

Quei muri trasmettono sofferenza ed idee. Sofferenza di chi la storia voleva emarginato e negato agli studi ed idee capaci di formare uomini liberi. Vanno dunque rispettati con comportamenti coerenti che non ne stravolgano l’autenticità del messaggio.

Per evitare tale rischio, la Fondazione ha deciso di impostare il futuro di Barbiana legandolo in modo molto forte allo spirito che l’ha animata. Il percorso didattico, voluto al di fuori di ogni logica museale, intende far continuare quella scuola a parlare e a insegnare.

Il percorso va dal 1956, quando don Lorenzo organizzò la scuola di Avviamento per i primi sei ragazzi, fino al 1967.

Ricostruisce ambienti, strumenti didattici, metodi di insegnamento, grafici e disegni della scuola.

 

Una scuola unica al mondo e diversa da tutte le altre: diversa negli orari, diversa negli obiettivi, diversa nei metodi, diversa nei contenuti. A Barbiana tutto era scuola e scuola esigente.

Erano scuola le visite: gli ospiti si confrontavano con i ragazzi e diventavano loro insegnanti per le loro competenze.

Era scuola la lettura della posta e del giornale che veniva letto ad alta voce tutti i giorni e diventava occasione per fare geografia e storia contemporanea, per approfondire le questioni sociali, politiche e sindacali. Ogni articolo veniva sviscerato a fondo con costruttiva criticità, separando le forzature di parte dalle verità. Era scuola l’osservazione delle stelle, imparare a sciare, a camminare sui trampoli, a nuotare, a dipingere dal vero. Era scuola l’apprendimento della lavorazione del legno e del ferro, per questo furono attrezzate due stanze al piano di sotto della canonica: la fucina e l’officina per lavorare il legno e il ferro. Qui si costruivano gli oggetti utili per la scuola, la chiesa e la casa.

Era una scuola a tempo pieno, dalle 8 del mattino fino alle ore 7 di sera, con una breve interruzione per mangiare. Chi non abitava vicino, mangiava sui tavoli della scuola il fagottino che si era portato da casa.

 

Le tante ore di scuola consentivano di andare a fondo ad ogni materia. Spesso il risultato finale dello studio veniva visualizzato con grafici appesi alle pareti della scuola. Ad esempio i grafici della composizione del Parlamento sono il risultato di mesi e mesi di approfondimento: occorreva saper tutto dei partiti, come erano nati, quale era la loro ideologia, chi li guidava, la loro forza elettorale, le loro posizioni caratterizzanti e ancora la composizione dei vari Governi,la conoscenza della macchina organizzativa, i regolamenti della Camera e del Senato, i Gruppi e le Commissioni parlamentari.

Vi era sempre corrispondenza fra lo studio teorico e la pratica.

Quando i ragazzi impararono a comporre i mosaici con i vetrini colorati, subito si passò a decorare le vetrate della chiesa e poi fu realizzato un monachello scolaro che don Lorenzo battezzò “santo scolaro” in onore ai ragazzi che chiamava scherzosamente i miei sei piccoli monaci. (La storia del santo scolaro è descritta nel libro “La parola fa eguali”).

L’apprendimento della lingua italiana e delle lingue straniere erano centrali a Barbiana. Alcuni metodi originali si trovano lungo il percorso come lo studio delle lingue straniere con i dischi, lo schema per la coniugazione di verbi o il disegno per l’uso del verbo potere e dovere in tedesco.

Il percorso didattico è il frutto di un anno di ricerche e lavoro fatto dalla Fondazione che ha recuperato gli originali e ricostruito quanto disperso con l’aiuto di foto e testimonianze di allievi.

Il percorso coinvolge anche l’esterno, cioè i pergolati e la piscina e si chiude con uno sguardo al paesaggio e al cimitero.

Non si tratta dunque di un museo, ma di scuola viva che continua ad insegnare. Per questo le visite saranno previste per gruppi e precedute da un approfondimento con l’aiuto di un filmato multimediale che illustra gli ambienti, i singoli grafici, i vari strumenti didattici.

Michele Gesualdi

Presidente Fondazione don Lorenzo Milani