L’ha detto Don Lorenzo

* Chi non sa amare il povero nei suoi errori non lo ama.

Voler bene al povero, proporsi di metterlo al posto che gli spetta, significa non solo crescergli i soldi , ma soprattutto crescergli il senso della propria superiorità, mettergli in cuore l’orrore di tutto ciò che è borghese, fargli capire che soltanto facendo tutto il contrario dei borghesi potrà passar loro innanzi ed eliminarli dalla scena politica e sociale.

* Il mondo ingiusto l’hanno da raddrizzare i poveri e lo raddrizzeranno solo quando l’avranno giudicato e condannato con mente aperta e sveglia come la può avere solo un povero che è stato a scuola.

* Lo sciopero è un’ arma […]. Somiglia alla spada dei cavalieri medievali che veniva consacrata sull’altare in difesa dei deboli e degli oppressi. Se era cristiana quella spada lo sarà di più lo sciopero, arma incruenta. […] Ma se c’è poi uno sciopero che ha in più il profumo del sacrificio cristiano è lo sciopero di solidarietà.

* Dico quello che so ai giovani operai e contadini.

* Quando ci si affanna a cercar apposta l’occasione di infilar la fede nei discorsi, si mostra di averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece modo di vivere e di pensare. (Esperienze pastorali pag. 238)

* Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola. […] Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare scuola, ma solo di come bisogna essere  per poter fare scuola.[…]

Bisogna avere le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici. Non bisogna essere interclassisti ma schierati.

Bisogna ardere dell’ansia di elevare il povero ad un livello superiore. Non dico a un livello pari dell’attuale classe dirigente. Ma superiore: più da uomo, più spirituale, più cristiano, più di tutto.

(Esperienze pastorali pag. 239)

* Per un prete quale tragedia più grossa di questa potrà mai venire?

Essere liberi, avere in mano sacramenti, Camera (dei deputati), Senato, radio, campanili, pulpiti, scuola e con tutta questa dovizia di mezzi e di uomini raccogliere il bel fatto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti. Avere la chiesa vuota, vedersela vuotare ogni giorno di più, saper che presto sarà finita con la fede dei poveri

(Esperienze pastorali )

* Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.

(L’obbedienza non è più una virtù)

* E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruenti: lo sciopero e il voto.

* Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I care”. E’ il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa, mi sta a cuore”. E’ il contrario del motto fascista “Me ne frego”.

(Lettera ai giudici,)    

*Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all’ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa.. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto.

* La scuola […] è l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità (e in questo somiglia alla vostra funzione), dall’altro la volontà di leggi migliori cioè di senso politico (e in questo si differenzia dalla vostra funzione.

(Lettera ai giudici)

Il maestro deve essere profeta

E allora il mastro deve essere per quanto può, profeta, scrutare i “segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso.

(Lettera ai giudici )

* Non c’è scuola più grande che pagare di persona

La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto. La Costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero. Ma la leva vera di queste due leve del potere è influire con la parola e con l’esempio sugli altri votanti e scioperanti. E quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede.

(Lettera ai giudici)

* Chi paga di persona testimonia che vuole una legge migliore, cioè che ama la legge più degli altri.

(Lettera ai giudici)

* Questa tecnica di amore costruttivo per la legge l’ho imparata insieme ai ragazzi mentre leggevamo il Critone, l’Apologia di Socrate, la vita del Signore nei  quattro Vangeli, l’autobiografia di Gandhi, le lettere del pilota di Hiroshima. Vite di uomini che son venuti tragicamente in contrasto con l’ordinamento vigente al loro tempo non per scardinarlo, ma per renderlo migliore”

* L’obbedienza non è più una virtù

Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.

(Lettera ai giudici )

* Sortirne tutti insieme è politica

Ho insegnato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.

(Lettera a una professoressa )

* La scuola sarà sempre meglio della merda

(Alla scuola di Barbiana) non c’era ricreazione. Non era vacanza nemmeno la domenica. Nessuno di noi se ne dava gran pensiero perché il lavoro è peggio. Ma ogni borghese che capitava a visitarci faceva polemica su questo punto. […]. Lucio che aveva  trentasei mucche nella stalla (da sconcimare ogni mattina) disse:” La scuola sarà sempre meglio della merda”.

(Lettera a una professoressa )

* La scuola: un ospedale che cura i sani e respinge i malati.

Se si perde loro (gli ultimi) la scuola non è più scuola. E’ un ospedale che cura i sani e respinge i malati.

(Lettera a una professoressa)

* La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde. La vostra “scuola  dell’obbligo” ne perde per strada 462.000 l’anno. A questo punto gli unici incompetenti di scuola siete voi (insegnanti) che li perdete e non tornate a cercarli.

(Lettera a una professoressa)

* Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

(Lettera a una professoressa )

* Voi dite d’aver bocciato i cretini e gli svogliati.

Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. E’ più facile che i dispettosi siate voi” ( Lettera a una professoressa )

* La lotta di classe quando la fanno i signori è signorile. Non scandalizza né preti né i professori che leggono l’Espresso.” ( Lettera a una professoressa )

* Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno. Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori.

(Lettera a una professoressa)

* Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più tempo delle elemosine, ma delle scelte.

(Lettera a una professoressa)

* Così abbiamo capito cos’è un’opera d’arte. E’ voler male a qualcuno o a qualcosa. Ripensarci sopra a lungo. Farsi aiutare dagli amici in un paziente lavoro di squadra. Pian piano viene fuori quello che di vero c’è sotto l’odio. Nasce l’opera d’arte: una mano tesa al nemico perchè cambi.

(Lettera a una professoressa)

* La differenza tra il mio figliolo e il vostro non è nella quantità, né nella qualità del tesoro racchiuso dentro la mente e il cuore, ma qualcosa che è dentro la soglia stessa: la Parola

* Se la vita è un dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato. Se un’azione è inutile, è un buttar via un bel dono di Dio. E’ un peccato gravissimo, io lo chiamo bestemmia del tempo. E mi pare un cosa orribile perché il tempo è poco, quando è passato non torna.

(Una lezione alla scuola di Barbiana)

* Purtroppo la mia previsione è che sarete pecore, che vi piegherete completamente alle usanze, che vi vestirete come vuole la moda, che passerete il tempo come vuole la moda.[…] Rifletteteci! Ne avete l’età.

(Una lezione alla scuola di Barbiana)

* Non puoi aspettare quando sei nonna a farti una preparazione politica e sindacale. […] Succede che in Italia da diciassette anni a questa parte tutti votano liberamente,hanno libertà di sciopero e di organizzazione sindacale, di organizzazione politica, di leggere il giornale che vogliono, però al potere ci sono sempre quei pochi che alla vostra età non hanno ballato.

(Una lezione alla scuola di Barbiana)

* Le cose meno belle, purtroppo, vengono da sé, invece le cose belle bisogna imporsele con la volontà, perché c’è stato chi ha pensato a fare in modo che la società vi offrisse tutto quello che occorre perché alle cose belle e utili non ci pensaste e teneste la vostra vita a un basso livello.

(Una lezione alla scuola di Barbiana)

* Franco, perdonaci tutti, comunisti, industriali e  preti.

Dimenticaci, disprezzaci, fai quel che vuoi, ma il tuo Signore non lo lasciare. Abbi il coraggio di prendere la sua croce, portala con fiducia. Non hai che lui che ti abbia amato.

(Articolo       15. 11. 49)

* Il sapere è nobile sempre quando è conoscenza del creato di Dio.

(Lettere di d.L.M., priore di Barbiana, del26.3. 56)

* La parola è la chiave fatata che apre ogni porta.

(Lettere di d.L.M., priore di Barbiana , del 26.3. 56)

* Non mi ribellerò mai alla Chiesa perché ho bisogno più volte alla settimana del perdono dei miei peccati e non saprei da chi altri andare a cercarlo quando avessi lasciato la Chiesa.

(Lettere di d.L.M., priore di Barbiana, del 10.10 58)

 

* La storia la insegna Dio e non noi e l’unica cosa cui ambisco è di capire il suo disegno man mano che lui lo svolge.

* Il turbamento è una grande grazia di Dio. Ma anche l’equilibrio e la serenità sono grandi grazie di Dio.

(Lettere di d.L.M., priore di Barbiana, del 20.5. 59)

 

* Se dicessi che credo in Dio direi troppo poco perché gli voglio bene. E capirai che voler bene a uno è qualcosa di più che credere nella sua esistenza.

(Lettere di d.L.M., priore di Barbiana, )

 

( Da Esperienze pastorali – LEF 1957)

*” …. nel 1952-53 avevo ormai superato ogni interiore esitazione: la scuola era il bene della classe operaia, la ricreazione era la rovina della classe operaia…..” (p.128)

*          ” Chi sa volare non deve buttar via le ali per solidarietà coi pedoni, deve piuttosto insegnare a tutti il volo” (p.192)

* ” Lo stesso avviene quassù in montagna: con la scuola non li potrò far cristiani, ma li potrò far uomini….” (p.200/01)

* ” E perciò la scuola mi è sacra come un ottavo Sacramento. Da lei mi attendo … la chiave, non della conversione, perché questa è segreto di Dio, ma certo dell’evangelizzazione di questo popolo” (p.203)

* “La povertà dei poveri non si misura a pane, a casa, a caldo. Si misura sul grado di cultura e sulla funzione sociale……… La distinzione in classi sociali non si può dunque fare sull’imponibile catastale, ma su valori culturali” (p. 209)

* “Non conoscere il male è una inferiorità che pesa, ma di cui si può anche essere orgogliosi. Ma non conoscere il Vero è una inferiorità morale e un cristiano non può provare che vergogna. Perché la sete di sapere appartiene alla parte più alta dell’uomo e Dio non le ha posto alcun limite positivo se non quello delle nostre possibilità umane” (p.211/12)

* “Da quel che abbiamo detto sul dislivello culturale tra classe e classe, discende la necessità di ordinare le nostre scuole parrocchiali con criteri rigidamente classisti. A noi non interessa tanto colmare l’abisso di ignoranza quanto l’abisso di differenza. Se noi aprissimo le nostre scuole, conferenze, biblioteche anche ai borghesi verrebbe dunque a cadere lo scopo stesso del nostro lavoro. Si accettano forse i ricchi alle nostre distribuzioni gratuite di minestra? Il classismo in questo senso non è dunque una novità per la Chiesa” (p.220)

* ” …noi (preti) abbiamo per unica ragione di vita quella di contentare il Signore e di mostrargli d’aver capito che ogni anima è un universo di dignità infinita” (p.222)

* “Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola…. Io ho insegnato loro soltanto a esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a vivere….. Io non era così  e perciò non potrò mai dimenticare quel che ho avuto a loro” (p. 235)

* ” E’ tanto difficile che uno cerchi Dio se non ha sete di conoscere. Quando con la scuola avremo risvegliato nei nostri giovani operai e  contadini quella sete sopra ogni altra sete o passione umana, portarli poi a porsi il problema religioso sarà un giochetto” (p.237)

* “E se in cuore al prete c’era cose alte avrà dato cose alte e se c’erano mediocri le avrà date mediocri. E se c’era fede avrà dato fede” (p. 238)

* “Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio a averla piena. ……Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter far scuola. ……Bisogna aver le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici. Non bisogna essere interclassisti, ma schierati. Bisogna ardere dell’ansia di elevare il povero a un livello superiore. Non dico a un livello pari a quello dell’attuale classe dirigente. Ma superiore: più da uomo, più spirituale, più cristiano, più tutto” (p.239)

* “Ma non vedremo sbocciare dei santi finché non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale” (p-241)

* “Da bestie si può diventare uomini e da uomini si può diventare santi. Ma da bestie santi d’un passo solo non si può diventare” (326)

* “…….. Nessuno si fida più di nulla che non sia vissuto prima che detto. Ed è giusto. E Gesù stesso ha molto più vissuto che parlato. E molto più insegnato col nascere in una stalla e sul morire su una croce che col parlare di povertà e di sacrificio” (340)

*”Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola…. Io ho insegnato loro soltanto a esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a vivere….. Io non era così  e perciò non potrò mai dimenticare quel che ho avuto a loro” (p. 235)

* ” E’ tanto difficile che uno cerchi Dio se non ha sete di conoscere. Quando con la scuola avremo risvegliato nei nostri giovani operai e  contadini quella sete sopra ogni altra sete o passione umana, portarli poi a porsi il problema religioso sarà un giochetto” (p.237)

* “E se in cuore al prete c’era cose alte avrà dato cose alte e se c’erano mediocri le avrà date mediocri. E se c’era fede avrà dato fede” (p. 238)

*”….. c’è una legge che gli uomini non hanno forse ancora ben scritta nei loro codici, ma che è scritta nel loro cuore. Una gran parte dell’umanità la chiama legge di Dio, l’altra parte la chiama legge della Coscienza. Quelli che non credono né all’una né all’altra non sono che un’infima minoranza malata.  Sono i cultori dell’obbedienza cieca” (p.49)

* “Le segreterie dei partiti a tutti  i livelli sono saldamente in mano ai laureati.

* I partiti di massa non si differenziano dagli altri su questo punto. I partiti dei lavoratori non arricciano il naso davanti ai figli di papà. E i figli di papà non arricciano il naso davanti ai partiti dei lavoratori. Purché si tratti di posti direttivi. Anzi, è fine essere “coi poveri”. Cioè non proprio “coi poveri” volevo dire ” a capo dei poveri”. (p.75/76)

* “La cultura vera, quella che ancora non ha posseduto nessun uomo, è fatta di due cose: appartenere alla massa e possedere la parola.

Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose”

* “Quando avete buttato nel mondo d’oggi un ragazzo senza istruzione avete buttato in cielo un passerotto senza ali”  (La parola fa eguali)