CI HANNO SCRITTO – ARCHIVIO 2011

Tema su Don Lorenzo Milani di una alunna della 3° media della Scuola G.Rodari di Scandicci

08/11/2011

TEMA:
Facendo riferimento alle attività cui hai partecipato, presenta la figura di
Don Milani (chi era, che cosa ha fatto, i suoi ideali) soffermandoti su
quei tratti della personalità o su quei fatti che ti hanno colpito maggiormente. Infine parla dei pensieri o delle riflessioni che questa conoscenza ha suscitato in te.

Dan Lorenzo Milani era un prete che abitava a Firenze, dove aveva una chiesa familiare e una casa grandissima. Quindi la sua famiglia era benestante. Ciò nonostante lui voleva vivere poveramente, per onorare il suo Dio. Indossava dei sandali fatti con striscioline di cuoio inchiodate ad una suola di vecchi pneumatici rotti. Un tipo di calzatura che utilizzavano solo i poverissimi. Alla fine dei suoi studi a Firenze, venne mandato alla chiesa di San Donato, in un giorno piovoso.
Quando vide il grande campanile innalzarsi verso il cielo il suo cuore gioì, sentendo di aver trovato il luogo che cercava per insegnare la dottrina cristiana.
Il giorno dopo il suo arrivo conobbe il priore della chiesa e decise di far visita agli abitanti del villaggio. Vide bambini che giocavano e altri che lavoravano e si presentò a tutti, passando di casa in casa.
In breve tempo capì: la maggior parte di quelle persone era analfabeta, perchè il loro livello di studio arrivava circa alla terza elementare. La mancanza di istruzione faceva sì che i contadini e gli operai non potessero lottare per i propri diritti.
Una frase di Lettera a una professoressa dice: – La timidezza dei poveri è sempre stato il mistero più antico-. Don Lorenzo Milani pensò: -Come faccio a insegnare loro il Vangelo se non sanno nemmeno leggere la prima pagina del giornale?-. Riflettendo e meditando decise che avrebbe fondato una scuola per tutti coloro che sarebbero stati emarginati in quelle statali (montanari, contadini e operai).
Rivisitò tutte le case del villaggio e parlò con i ragazzi. Nei loro occhi giovani e piene di cose vide curiosità e voglia di apprendere.
Non volevano limitare tutta la loro vita a lavorare in miniera o nelle fabbriche. Lui li incitava dicendo: -Volete davvero sprecare tutta la vostra vita a lavorare nei campi, quando non sapete fare nemmeno la o con il fondo del bicchiere?-.
A quelle parole qualcosa si scosse nell’animo dei ragazzi, mentre una nuova consapevolezza si faceva strada nella loro mente.
Don Milani chiese l’autorizzazione al priore della chiesa per promuovere questa iniziativa. Lui accettò.
Fu così che ebbe inizio la scuola popolare di San Donato. Restò lì per sette anni, (dal 1947 al 1954 c/a) nei quali istruì i suoi ragazzi e insegnò loro a lottare per i propri diritti.
Ma i suoi insegnamenti non passarono inosservati e lo Stato accusò Dan Milani di mettere strane idee nella testa dei ragazzi.
-Ma chi si crede di essere questo prete!?- Esclamava infuriato, così il vescovo decise di allontanarlo da San Donato. Inoltre quando il priore della chiesa morì Dan Milani rimase senza copertura. Scoprì la notizia di allontanamento dal suo vecchio confessore e la accolse con dolore. Ma non si arrese, deciso che avrebbe dedicato tutta la sua vita a rendere consapevoli i poveri. Fu trasferito in un paesino così sperduto su una montagna, che non era nemmeno segnato sulla carta geografica dell’Italia. Il suo nome era Barbiana.
Lì fece le stesse cose che aveva fatto a San Donato, ma con più foga, deciso che questa volta sarebbe andato fino in fondo. Perchè non è il posto a fare una persona, ma la persona a fare il posto.
Insegnò ai ragazzi come si fa una protesta e li mandò dal sindaco per far costruire un ponte, che avrebbe aiutato un bambino che abitava dall’altra parte del monte ad attraversare un fiume, per venire a scuola.
Nel 1967 uscì Lettera a una professoressa. Questo è un libro scritto dai ragazzi, con la supervisione di Don Milani, per i genitori. E’ molto bello, perchè tratta gli argomenti di svantaggio dei ragazzi poveri, per rendere consapevoli le loro famiglie.
L’istruzione dei ragazzi poveri cresceva, ma così anche il malcontento dello Stato, che attuò un processo contro Don Milani. Lui non vi potè partecipare a causa della sua malattia che si stava aggravando (leucemia mielodica), ma mandò i suoi allievi, insieme a una lettera per i giudici di dieci pagine.
Essa li colpì molto e ritirarono le accuse contro di lui. Molto spesso si recò all’ospedale di Firenze per farsi delle radiografie e ben presto fu costretto a rimanerci. Ordinò ai suoi ragazzi della scuola di Barbiana di bruciare tutti gli appunti e i diari, perchè voleva che tutte le cose che aveva insegnato rimanessero nella loro mente.
Un giorno di giugno, soleggiato e tiepido, Don Ezio, un grandissimo amico di Dan Milani, gli fece visita. Lui era disteso su un letto con la fronte imperlata di sudore per la febbre alta e le labbra screpolate a causa delle radiazioni delle radiografie. Dan Milani lo salutò felice e, mentre recitavano insieme una preghiera, ripensò a tutti i suoi allievi e ai sandalini che indossavano d’estate. Piano, piano Dan Lorenzo Milani si spense, come la luce del sole che scompare dietro le montagne al tramonto.
Morì serenamente, consapevole di aver dedicato tutta la sua vita a lottare per il diritto di istruzione dei poveri.
Ho sentito raccontare questa storia al Teatro Aurora, dove ha partecipato anche il coro di voci bianche e quattro vecchi allievi di Don Milani.
Sono rimasta molto colpita da questo racconto e mi sono ritenuta molto fortunata. Ho capito che enorme valore avesse l’istruzione a quei tempi, mentre al giorno d’oggi la diamo per scontata e spesso ci annoiamo a scuola e non vorremo andarci.
I ragazzi di Don Milani facevano enormi sacrifici per andare a scuola, come Luciano, che doveva attraversare per un’ora e mezza tutto il bosco da solo e a piedi. Oggi, invece, la maggior parte di noi viene a scuola in macchina o in autobus e non ci costa nessuna fatica. Io penso che noi ragazzi moderni dovremmo essere fieri di andare a scuola e dovremmo impegnarci molto. Tutti i traguardi della scuola, però, non sono stati ancora tagliati, perchè la nostra Costituzione dice che le scuole medie dovrebbero essere gratuite, mentre non lo sono. Speriamo che in un futuro, non troppo lontano, questa cosa possa cambiare.
Mi sono piaciute tantissimo le immagini proiettate e la mia preferita è quando si vede Don Milani seduto con i ragazzi, mentre un altro stava spiegando la lezione di geografia su una carta geografica del dell’ Italia.
Mi sono commossa quando Don Milani ha portato i ragazzi a vedere il mare, perchè molto di loro non sapevano nemmeno cos’era. Mi si è stretto il cuore quando lui muore, mentre Don Ezio lo baciava e gli augurava:BUON VIAGGIO!.
SCUOLA: GIANNI RODARI.
ANNO SCOLASTICO: 2011/ 2012

Riceviamo da Gianluca Fe della FIM e FEMCA Cisl di Siena

28/06/2011

Buongiorno a tutti.

 

In questi giorni ho ricevuto e sto ricevendo molte segnalazioni di ringraziamento per la giornata trascorsa a Barbiana lo scorso 7 giugno.

Non voglio essere banale o retorico ma il ringraziamento più sincero va a tutti voi per la serietà e l’impegno che avete dimostrato ancora una volta.

Quando 6 anni fa durante la mia esperienza di corsista della Fim ho visitato Barbiana e conosciuto Michele, le emozioni sono state talmente forti da immaginare che un giorno altri, che con me lavorano tutti i giorni, avrebbero potuto provare: finalmente quel desiderio si è realizzato davvero.

Credo che porterò sempre con me l’immagine di quell’aula di pochi metri quadri piena, con 45 persone, che per un’ora e mezza hanno non solo ascoltato ma credo si sono quasi immedesimate in un ambiente che parla davvero da solo: l’immagine di Michele e noi li ad ascoltare, con qualche occhio lucido qua e la, era come rivedere Don Milani che parlava ai suoi allievi e quel momento rimarrà sempre nel mio cuore.

 

GRAZIE DI NUOVO A TUTTI

 

Vi allego infine un documento elaborato da Rosario sulle due giornate ( 24 maggio e 7 giugno) che tra l’altro trovate anche sul sito della Fim nazionale www.fim.cisl.it

 

Con affetto.

 

G.Luca

 

ALLEGATO

Il giorno 7 giugno 2011 i Direttivi territoriali di FIM e FEMCA Cisl di Siena si sono ritrovati alla Scuola di Barbiana per approfondire la figura e il pensiero di don Lorenzo MILANI.

L’incontro che ha proposto una serie di interessanti spunti al fine dell’arricchimento dell’azione sindacale e delle motivazioni all’impegno sociale dei partecipanti, è stato intenso emotivamente e carico di contenuti, grazie alla bella e densa testimonianza di Michele GESUALDI, allievo tra i più vicini al priore di Barbiana, che ha ripercorso la storia della Scuola, le ragioni della sua nascita e le intuizioni pedagogiche di don Milani, e ai luoghi barbianesi, capaci di evocare ancora, a tanti anni di distanza, grandi valori e orizzonti simbolici forti. Don Lorenzo aveva in grande considerazione il ruolo del sindacato come soggetto di cambiamento sociale, e non è un caso che molti suoi allievi, a partire da Michele Gesualdi, abbiano maturato a Barbiana la vocazione all’impegno sindacale.

Proprio in questa ottica, la visita alla Scuola di don Milani a Barbiana è stata pensata da Fim e Femca di Siena come  il completamento di un breve ma approfondito itinerario formativo introdotto da una giornata di riflessione con i delegati tenutasi a Siena, presso la Basilica dell’Osservanza il 24 maggio scorso, sull’attualità dell’azione sindacale in un contesto socio-economico in trasformazione, sui nodi problematici che incontra in questo tempo l’azione collettiva e su come rigenerare il senso e le motivazioni dell’impegno personale e associativo nella Cisl.

 

 

Riceviamo dalla Classe 2A del Liceo “Laura Bassi” di Bologna

28/06/2011

Cari ex ragazzi di Barbiana,
eccoci qua. . siamo la classe 2 A del Liceo delle Scienze Sociali Laura Bassi di Bologna.
Stiamo facendo un esperimento di scrittura collettiva con l’insegnante di religione, dopo aver visto il film su Don Milani e dopo aver letto insieme parti di >Lettera ad una professoressa<. Con queste righe vorremmo condividere con voi il nostro pensiero sulle differenze fra la scuola che frequentiamo e la scuola di Barbiana. La professoressa ci ha detto che la vostra esperienza ha contribuito molto a cambiare la situazione dell’istruzione in Italia, ma a noi sembra che ancora oggi molte cose non vadano bene.
Secondo i racconti dei nostri nonni la scuola ai loro tempi era vista come un’opportunità ed una soddisfazione, un aiuto utile per il futuro, per assicurare il sostegno economico alla famiglia che volevano costruire ed infine anche per la propria cultura. Il problema era che molti non potevano seguire questo desiderio d’imparare per mancanza dei soldi necessari e per la forte selezione. Oggi invece la scuola è vista da molti di noi solo come un obbligo, uno stress psicologico ed una costrizione a passare tutta la mattinata fra libri ed interrogazioni. 11 momento più atteso è quello del suono della campana delle 13.55, quando finalmente ci sentiamo liberi di alzarci dopo-sei ore interminabili seduti dietro ad un banco.
Queste sono le principali differenze fra la nostra scuola e la vostra:
1) Noi ci sentiamo obbligati ad alzarci alla mattina per frequentarla e non ci sembra una gioia.
2) Il rapporto con molti insegnanti è distaccato, ci rivolgiamo a loro dando del lei e non del tu e non partecipiamo attivamente alla lezione.
3) La monotonia: stesso luogo, stessa aula, una gran noia.
4) L’ossessione dei voti, che ci toglie la voglia di imparare.
5) La disparità fra compagni: fra voi invece nessuno era considerato inferiore o superiore. E’vero che anche noi a scuola impariamo cose importanti, ma, con questo sistema, quanto ci ricorderemo poi effettivamente?
Ci ha molto colpito il modo di insegnare di Don Milani , una sorta di padre, maestro e amico, che vi aiutava ad affrontare la vita, senza legarsi ad un programma fisso. Nella valutazione non erano importanti i voti, ma il livello delle vostre conoscenze e la vostra crescita.
Molti dei nostri insegnanti, invece, hanno come unico obiettivo quello di finire il programma, quindi se un alunno ha dei problemi non gli dedicano il giusto tempo.
Secondo noi i professori dovrebbero essere sempre un esempio per i giovani e non schernirli se sbagliano, ma aiutarli a migliorare.
Ora che siete adulti siete ancora soddisfatti degli insegnamenti di Don Lorenzo?
Sarebbe molto bello potervi incontrare per approfondire questo argomento. Grazie di averci letto. Con simpatia

 

Classe 2A                                                                        Bologna 6 giugno 2011

 

Seguono le firme di: Matilde, Giulia, Jessica, Mariaelena, Elena, Martina, Filippo, Erica, Melissa

 

Ci ha scritto la Segreteria della FIT-CISL Toscana

21/06/2011

 

 

 

DON MILANI ERA PER GLI ULTIMI:

IL SINDACATO DEVE FARE ALTRETTANTO

Sindacalisti della Fit/Cisl Toscana a Barbiana nei luoghi di Don Milani

 

La Fit/Cisl Toscana ha organizzato il 17 giugno 2011 una visita con una propria delegazione di circa 25 sindacalisti/attivisti nella località di Barbiana, nel Comune di Vicchio in provincia di Firenze, per un approfondimento e studio sulla Vita di Don Lorenzo Milani, per  ripercorrere la vita e l’esperienza dei valori fondanti del suo operato applicati al mestiere di sindacalista.

Stefano Boni Segretario Generale della Fit/Cisl Toscana ha fatto una breve introduzione mettendo al centro l’agire del sindacato e come quel luogo portasse ad una riflessione sui valori e sulla dignità della persona, da imitare e prendere ad esempio tutti i giorni nel modo di fare del sindacalista. Dopo, Boni ha presentato, per chi non lo conoscesse, Michele Gesualdi, presidente della fondazione Don Milani, nonchè allievo giovanissimo del prete di Barbiana.

In primo luogo, Gesualdi ha detto di sentirsi uno di noi, in quanto lui stesso è stato Segretario Confederale della Cisl per la provincia di Firenze, prima di guidare la stessa come presidente per due mandati (1995-2004). In secondo luogo, Gesualdi ha testimoniato la sua esperienza di allievo della scuola di Barbiana: una scuola dove i figli della povera gente avevano l’occasione di riscattarsi dall’ignoranza con lo studio e con la presa di coscienza dei propri diritti. Per un giorno, i Cislini dei Trasporti Toscani si sono seduti davanti agli stessi banchi dove il prelato aveva insegnato (1954 – 1967) ed hanno sentito l’importanza di conoscere il diritto, l’educazione civica e i valori di Amore e di Impegno verso i più deboli. Don Milani ha combattuto tenacemente la povertà e l’ignoranza e la sua azione di uomo e di sacerdote è sempre stata mirata a difendere i più deboli. Con il suo operato egli è stato un esempio anche per i sindacalisti, soprattutto per quelli che si ispirano ai principi del >Vangelo<.

Un’esperienza, quella della visita a Barbiana,  che indubbiamente arricchisce chi opera nella CISL. Sono passati quasi cinquanta anni da quell’Italia, che ha visto Don Milani lottare contro i >poteri forti< di quel tempo, ma molte idee e il modo di come affrontare i  problemi sono ancora attuali: i giovani faticano a trovare lavoro, la politica è miope verso le famiglie e verso le fasce sociali più deboli, mentre i giovani stessi, per motivi diversi,  sono spesso privi di una guida spirituale e morale. Nel XXI secolo fare politica e fare sindacato è combattere contro l’indifferenza, il qualunquismo e l’individualismo. A tal proposito,  in -Lettere a una professoressa-,  Don Milani scrisse: >Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia<.

 

La visita, iniziata nella stanza dove gli scolari ascoltavano il loro prete-maestro nei periodi invernali, è proseguita prima nella sala dove i giovani imparavano a lavorare il legno e il ferro, poi nella canonica e nella cucina, per  concludersi con la visita alla chiesa, al cimitero e al percorso della Costituzione (il >faro laico<). Su pannelli di legno posti ai bordi del sentiero del paese, si trovano scritti e raffigurati gli articoli fondanti della Costituzione Italiana. Un ulteriore modo per i sindacalisti di riflettere sui valori del lavoro, dei diritti, sullo  sciopero, sulla giustizia sociale e sull’equità del sistema fiscale. Principi costituzionali ispirati al sostegno dei più deboli e alla solidarietà, che per il sindacato della Fit/Cisl insieme all’autonomia da tutti i poteri, rappresentano la via da seguire rispetto ai bisogni dei lavoratori e nei rapporti con la politica e la controparte datoriale, nonchè nelle battaglie quotidiane del mondo del lavoro.

La segreteria

Sentiero della Costituzione: ci ha scritto un Prof. di Rovereto

27/05/2011

Sabato 16 aprile ero a Barbiana, in provincia di Firenze, con i ragazzi degli istituti don Milani e Depero di Rovereto, invitato all’inaugurazione del Sentiero Costituzionale. I nostri studenti avevano approfondito la conoscenza di alcuni articoli della Costituzione e in seguito realizzato immagini per illustrarli da esporre su pannelli. Lungo il sentiero che conduce alla chiesa e alla canonica di Barbiana dove il priore don Lorenzo Milani aveva ideato la sua scuola rivolta agli ultimi, ai figli dei contadini, ora ci sono quarantaquattro cartelli che riportano integralmente i primi cinquantaquattro articoli della Costituzione, quella Carta così cara a Don Milani da rappresentare il suo faro laico.I ragazzi hanno vissuto questa esperienza con grande partecipazione ed emozione. Nel corso della mattinata al teatro di Vicchio hanno potuto ascoltare l’intervento del Presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo che ha ribadito l’importanza della scuola pubblica e del diritto all’istruzione e all’accesso ai gradi più elevati degli studi per i più capaci e meritevoli, accesso reso possibile dal contributo economico dello Stato. Questo intervento  è stato ancora più importante perchè nella stessa giornata il Presidente del Consiglio lanciava l’ennesimo pesante attacco alla scuola pubblica. Come ricordo della giornata i ragazzi conserveranno la risposta di De Siervo ad una domanda inerente al Patriottismo Costituzionale: la Costituzione non va intesa come uno sterile raccolta di articoli ma come quel pugno di regole che devono rappresentare un riferimento importante per costruire un’Italia diversa e migliore.

Giancarlo Caroli