Ci hanno scritto

CI HANNO SCRITTO – ARCHIVIO 2009

Ci ha scritto il babbo di un alunno della Scuola Elementare G. La Pira di Firenze

22/12/2009

In ricordo della visita a Barbiana del 7 giugno 2009

 

BARBIANA, UN LUOGO D’AMORE.

 

Vi sono luoghi che non hanno niente di sacro. Vi sono luoghi che non hanno niente di celebrativo. Vi sono luoghi che non hanno niente di monumentale.

Noi, il giorno 7 Giugno 2009, siamo arrivati in uno di questi luoghi. Come in una scampagnata sotto la pioggia – quel giorno pioveva soprattutto per farci un favore  ci siamo avviati attraverso il verde intenso e abbiamo raggiunto una frazione che, ancora oggi, se non la conosci ne sospetti a fatica l’esistenza In questa frazione, molti anni prima, era accaduto un mezzo miracolo: un prete scomodo, mandato da quelle parti per toglierselo dai piedi, e un gruppo d’incoscienti ragazzini di campagna aveva dato vita ad una esperienza particolare, di cui rimangono oggi evidenti tracce e, per fortuna, una memoria storica. Mentre salivo dalla stradella verso quella sperduta canonica mi veniva in mente, mio malgrado e nonostante mi sembrasse del tutto irrispettoso, la vicenda terrena del Cristo.

Anche egli partito dal niente, vissuto in periferia, ai margini lontani dell’impero e armato d’un solo messaggio custodito in nient’altro che in se’ stesso Mentre salivo faticosamente alla frazione cercavo di togliermi dalla mente questa assurda idea, questo paragone blasfemo. Eppure molte cose si manifestavano simili: l’umilta’ dell’esperienza innanzitutto, e poi la fiducia negli uomini semplici, la consapevolezza di essere dalla parte giusta, il lavoro e la lotta contro i tempi ancora immaturi. E infine la presa di coscienza di un altro mondo possibile. Dopo duemila anni si ripeteva che dal nulla, dalle cose più semplici e umili, dall’erba, dai boschi, dal freddo degli inverni e dalla gioia della bella stagione, dalle parole e dall’insegnamento, da ogni cosa di questo luogo nasceva un messaggio universale Quando siamo arrivati alla canonica, il centro dell’esperienza, abbiamo potuto constatare quanto poco di sacro vi fosse lassu’: niente avrebbe potuto impedirci, una volta arrivati, d’accendere il camino e lasciarci asciugare in allegria al tepore del fuoco, nel frattempo tagliandoci un po di pane per metterlo ad arrostire sulla fiamma e consumarlo croccante

Siamo entrati dunque e disordinatamente in una specie di aula, abbiamo lasciato sulla soglia gli ombrelli zuppi d’acqua e ci siamo tolti i giubbotti bagnati buttandoli dove capitava. Ci siamo accalcati dentro e, in piedi o seduti su vecchie seggiole di legno, abbiamo dato una occhiata in giro.

E a coloro che avevano una certa età pareva d’esser tornati ai tempi dell’infanzia. Poi è arrivato un signore, simpatico e tollerante, che si è messo a parlare e ha iniziato a raccontare una storia di periferia.

E sono cominciate le lacrime Venivano giù calde e consolatorie anche se non si vedeva e, forse, i bambini non se ne accorgevano. Dall’essere a contatto con il miracolo questo accade: è una cosa spontanea, non puoi farci niente se non lasciarti amorevolmente piangere e ringraziare il signore d’essere vivo per condividere Veniva giù il pianto mentre dalle parole semplici, dalle parole umane, dall’amore dei poveri saliva lentamente la Scuola, come noi l’avevamo sempre sognata, quella giusta del riscatto e della consapevolezza E un bambino di sei anni che ascoltava, indicando al signore il crocifisso di legno appeso al muro, ha chiesto cos’era quello, che non ne aveva visti di simili o non ci aveva mai fatto caso E il crocifisso ha parlato e ha detto: io sono colui che vede, osserva, ci sono adesso e c’ero anche prima. Il bambino allora gli ha chiesto: Sei contento d’essere qui?  E lui ha riposto: Si, sono molto contento d’essere in questa stanza

Così è andata, così la ricordiamo.

Così, se è possibile, accadrà anche domani.

 

7 giugno 2009

Ci ha scritto Susanna Nugnes della Scuola Media E.Cozzi di Crespina (PI)

29/09/2009

 

 

Volevo ringraziare Michele che ieri ci ha accompagnati nel meraviglioso mondo di Don Lorenzo. Prima di venire da voi io avevo letto le lettere del Priore, avevo visto documentari e foto della vostra scuola assolutamente unica e il viso di Michele da picccolo con i suoi occhi profondi e intelligenti mi era rimasto impresso. Ieri mi ha colpito molto una cosa: quando Lei parlava del Priore spesso usava il tempo presente: era come se Don Lorenzo fosse ancora lì: -Il Priore pensa, dice,- sempre al presente, è chiaro che  Lui ancora vi fa scuola e -veglia su di voi-: i suoi figlioli che ha amato più di ogni altra cosa. Ecco perchè davanti alla sua tomba mi sono commossa, intanto perchè lui era davvero lì con noi, ma anche perchè ho pensato che si era compiuto un vero miracolo: la scuola di Barbiana è ancora aperta e i suoi figlioli portano avanti il suo magistero. La sua eredità è ancora viva perchè voi siete un po’ l ‘immagine riflessa di Lui e ci potete insegnare tante cose nel nostro difficile cammino di insegnanti e di essere umani. Lui forse replicherebbe che i preti non possono fare miracoli, ma se possono santificare gli scolari…

Grazie Michele

Susanna Nugnes

scuola media E. Cozzi (Crespina-PI)

P.S.

Mi scusi per lo stile molto colloquiale, ma l’emozione è ancora molto viva.

 

 

Ci hanno scritto i genitori, i maestri, ed i bambini della Scuola Elementare G.La Pira di Firenze

18/06/2009

 

Dai bambini e dalle maestre della quinta A e da tutti i genitori.

 

Alla cortese attenzione del Sig. Michele Gesualdi.

 

 

 

Gent.mo Michele Gesualdi,

 

Grazie                         Da poche ore si è conclusa la particolare giornata che tutti noi genitori, con le maestre, e i nostri bambini, abbiamo voluto realizzare visitando Barbiana per ricordare insieme la conclusione del Cammino compiuto dai nostri figli nei cinque anni di scuola elementare. Abbiamo scelto Barbiana (la Scuola, i ragazzi, il Maestro che vi insegnò) come luogo importante per ricordare un momento di grande importanza per noi. Inoltrando i nostri uniti ringraziamenti alla Fondazione, a quello che fa per mantenere ancora viva e attiva questa testimonianza educativa, storica e culturale, volevamo anche farvi partecipi delle tante emozioni, molte ancora vive dentro noi, realizzate domenica 7 giugno 2009 anche grazie all’ospitalità con la quale siamo stati accolti a Barbiana da Michele. Siamo tutti molto entusiasti e grati.

 

La storia                 Con semplice chiarezza espositiva, Michele ci ha illustrato la Storia della scuola di Barbiana e di don Lorenzo Milani ed insieme la sua, e noi ci siamo appassionati al modo con cui è stata raccontata. E’ stato un vero piacere ascoltare i racconti, attraverso ai quali si è avuta la percezione di aver ricevuto in dono anche un pezzo della vostra storia. Anche noi vogliamo provare a fare altrettanto donando un frammento di storia, della nostra storia, magari di minor interesse, ma pur preziosa. Alle parole scritte, se ne aggiungono tante altre non dette, non scritte, ma sentite, provate, pensate da ciascuno di noi.

 

La pioggia               Eravamo consapevoli delle previsioni meteo avverse per la giornata. Alla partenza, i nostri occhi non si stancavano di guardare il cielo nella speranza che, ma invano; il cielo infatti pian piano si riempiva di nuvole, sempre di più, sempre più nere. Comincia a tuonare, e poi qualche goccia. Ma c’erano le battute della compagnia a tirarci su di morale, a sdrammatizzare la situazione e qualcuno si prendeva la responsabilità di tutto dicendo che solitamente era seguito dalla nuvoletta, in altre parole il porta sfiga.

Ma è ora di partire. Davanti al cattivo tempo, alla pioggia, ai tuoni,  ieri non ci siamo fermati!

E la giornata si è rivelata alla fine un’altra prova per comprendere la grande forza di volontà e lo spirito di adattamento che spinge noi genitori e maestre intorno a questo gruppo di bambini; di fronte alle difficoltà, insieme ne siamo sortiti, questo è un insegnamento di don Milani.

Alcuni di noi sono arrivati sbagliando strada, qualcuno con parecchi chilometri e ore di strada sulle spalle pur di giungere in tempo, alcuni col mal di gola o poca voce, chi in treno e a piedi, chi in ritardo per via delle elezioni, chi intimorito per il cattivo tempo, chi con una quantità esagerata di insalata di riso per rifocillarsi della fatica, chi con impegni incrociati di fratelli e sorelle, figli, e altro ancora, ma tutti (62 persone fra bambini e adulti) comunque con la volontà di voler esserci. Anche quei pochissimi che non sono riusciti ad esser presenti per impegni inderogabili erano comunque con noi.

 

Il Cammino               Bagnati fradici, a causa di quella stessa pioggia che accolse don Lorenzo al suo arrivo a Barbiana, ieri i nostri bambini, sfidando la pioggia che non rinunciava a venir giù, guidati caparbiamente dall’infinita volontà delle loro maestre, e seguiti da una eccezionale rappresentanza di genitori, hanno raggiunto la scuola di Barbiana a piedi ripercorrendo uniti quel Cammino che li ha visti protagonisti per tanti anni. Altri genitori, anche loro con eccezionale partecipazione, davanti alla canonica, aspettavano trepidanti o con l’ansia prodotta da quel maltempo, che non dava tregua, l’arrivo della camminata.

Avvolti dal suono del silenzio del bosco, dalla sua aria fresca e pura, e dal suono della pioggia che cadeva incessante, eccoli che dal fondo del sentiero in salita, poco illuminato, vicino alla canonica, cominciano ad arrivare uno ad uno i bambini, le maestre, e a seguire i genitori, tutti bagnati, fuori dalla pioggia, dentro dal sudore della fatica appena compiuta.

E così il Cammino si è concluso.

Dietro alla canonica, ad accoglierli, c’è Michele e la scuola dei ragazzi di Barbiana; lì ci siamo ricongiunti.

 

Il/le maestro/e         E’ ovvio quale fosse la nostra speranza, ossia che non piovesse, ma il programma che avevamo preventivamente condiviso per la mattinata prevedeva proprio la Camminata con tutto quello che simbolicamente rappresentava, per Barbiana e per l’esperienza scolastica dei nostri bambini. Ed è proprio in quest’ultime parole che riconosciamo il motivo, oggi da tutti noi ancora più gradito, della scelta, voluta, insistita e sentita da parte delle maestre, di rispettare quel programma, senza farsi intimorire dalla pioggia, per conquistarsi ancora una volta un’occasione irripetibile per stare uniti ai loro alunni/bambini, e come loro guide, continuare e percorrere insieme quel Cammino. Hanno confermato fino all’ultimo la dedizione e l’amore verso i nostri bambini. Per questo a in ricordo della giornata abbiamo dedicato loro una frase nella quale si rispecchia, secondo il pensiero di noi genitori, il loro sentimento comune nei confronti dei propri alunni, nostri figli: ho voluto più bene a voi (ndr ragazzi) che a Dio, ma ho speranza che Lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto (da Lettere di don Lorenzo priore di Barbiana).

Quale miglior sentimento un genitore può sperare che il maestro di suo figlio nutra per i propri alunni?

 

Dicesi maestro        Questi luoghi sono stati testimoni di tante vicende dell’Opera di un maestro speciale; per come si è preso cura di tutto quanto circondava la scuola dei suoi ragazzi, innanzitutto realizzando una scuola, senza dare niente per scontato. Ai suoi ragazzi non ha fatto mancare niente di quello di cui avevano bisogno, sotto tutti i profili. Rileggendo e ascoltando le storie di Barbiana, abbiamo trovato molte analogie con quanto di importante e complesso è stato realizzato a scuola dalle nostre maestre; per come si sono prese cura dei nostri bambini e delle dinamiche emerse in classe, affrontandole e cercando di risolverle sempre in classe; attente alle problematiche a volte nate anche fuori dalla scuola, ma comunque seguite con attenzione nell’evolversi dentro la scuola. Il loro sapere, il loro interesse per la conoscenza è stato trasferito appieno nei bambini, creando in loro curiosità, stimolo, motivazione. Il tempo che hanno dedicato ai propri alunni era superiore a quello della giornata scolastica; la loro premura andava oltre ogni aspettativa, anche dopo la campanella, e questo fino agli ultimi giorni di scuola. Anche quando mancavano le parole, erano sempre attente a captare eventuali messaggi non verbali trasmessi dai bambini; una preoccupazione, un po’ di febbre, un’agitazione, tutto veniva preso in considerazione riuscendo ad essere sempre disponibili con noi ad un confronto, un dialogo. Hanno cresciuti i nostri figli insieme a noi, e non soltanto scolasticamente. Durante le manifestazioni in piazza contro l’ultima riforma scolastica alcuni genitori e bambini portavano uno striscione dove c’era scritto: le nostre maestre sono già uniche.

Permettendoci di fare un’analogia fra -maestri speciali-, e ispirandosi a Barbiana, alle nostre maestre abbiamo dedicato altre parole speciali tratte da Lettere a una professoressa: Una sola compagna mi parve un po’ elevata. Studiava per amore dello studioA me invece mi hanno insegnato che questa è la più brutta tentazione. Il sapere serve solo per darlo. Dicesi maestro chi non ha nessun interesse culturale quando è soloDella società e dei suoi bisogni non ve ne importa nulla. Io sono un ragazzo influenzato dal maestro e me ne vanto. Se ne vanta anche lui. Sennò la scuola in che consiste? La scuola è l’unica differenza che c’è tra l’uomo e gli animali. Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti. Gli animali non vanno a scuola. Nel Libero Sviluppo della loro Personalità le rondini fanno il nido eguale da millenni .  In tutto questo si nasconde anche una speranza.

 

La/e Scuola/e         Per noi si trattava di visitare Barbiana e nello stesso tempo di ricordare il Cammino scolastico (e non solo) dei nostri bambini costruito in questi cinque anni. Non possiamo quindi nascondere lo sforzo prodotto da molti di noi per trattenersi dall’emozioni, scaturite in particolare durante alcuni momenti della visita. Ognuno di noi ne ha avute tante.

Qualche settimana fa, alla Scuola Giorgio La Pira, gli alunni della quinta elementare hanno ospitato in classe Michele per parlare della La Costituzione italiana a scuola, un ponte- verso la conoscenza delle sue origini e dei suoi principi. L’esperienza dell’opera di don Milani e dei ragazzi della scuola di Barbiana raccontata ai bambini attraverso una testimonianza diretta. Ieri, l’alunno Michele ha contraccambiato, ospitando nella classe della scuola di Barbiana la quinta A.

Ci riteniamo fortunati per aver partecipato ad una lezione in classe con i propri figli, per giunta testimoni di vederli riuniti intorno ai tavoloni che furono dei ragazzi della scuola di Barbiana e guidati da maestri d’eccezione come Michele della scuola di Barbiana e Sandra della scuola G. La Pira. Tutti erano raccolti e concentrati dentro quelle mura, dove ogni angolo, parete, punto è un racconto, un libro aperto; riprendendo le parole di Michele, i nostri bambini, anche se per un solo attimo, si sono sentiti come i primi sei allievi della scuola di don Lorenzo Milani.

Ancora insieme, ieri abbiamo nuovamente apprezzato la preparazione e la florida vitalità dell’intera classe (bambini e insegnanti) che, seppur bagnata, affrontava con Michele e con disinvoltura temi peraltro importanti e complessi come quelli trattati. In classe si è parlato di Costituzione, di diritti, di storia, politica, geografia, scienze, e altro ancora. Tante erano le mani alzate per domandare o rispondere; altre frugavano nei libri per riconoscere nelle foto quello che Michele spiegava. Noi genitori abbiamo ascoltato con grande partecipazione i racconti e le spiegazioni di Michele, ritenendo l’esperienza nell’insieme unica e irripetibile.

 

Il sole                      Poi uno sprazzo si sole. E’ sempre bello vedere il sole e il cielo azzurro, questo era il pensiero trasmesso dai volti e dagli occhi dei genitori che si cercavano in classe. Poi tante e tante domande. Ancora nuove scoperte. Dopo i bambini sono fiondati fuori e così hanno potuto vedere la piscina come promesso da Michele all’incontro in classe due settimane prima. Durante quei pochi attimi di luce, ci siamo resi conto di quanto sia ancora più bella Barbiana col sole, promettendosi in diversi di tornarci nuovamente, anche per conoscere il -Ponte di Luciano- .

I bambini e noi, guidati dall’alunno-maestro Michele, abbiamo visitato gli altri locali della scuola, scoprendo tante storie; l’officina, le stanze private, e tanto altro ancora. Poi i bambini in fila, e guidati dalle maestre, si sono raccolti dentro la canonica, intorno a Michele, sotto il mosaico del Santo Scolaro, ascoltando attenti, insieme ai genitori, i racconti colorati sia dai vetri del mosaico sia dalle citazioni del -Piccolo Principe-. Un’altra sorpresa poichè quest’ultimo è un libro tanto caro alla nostra classe e alla maestra Sandra; una gradita coincidenza.

 

Il dono                                     Infine, sempre dentro la canonica, i bambini, e dopo di loro anche le maestre, sono stati ricompensati per la loro attenzione, disponibilità, pazienza. Michele, a nome di tutti i genitori, ha consegnato una copia del libro -Il ponte di Luciano- donata e dedicata dai genitori come ricordo della giornata e a conclusione dell’intero ciclo elementare trascorso insieme: un ponte che ci terrà uniti anche se le strade per molti di noi si separeranno con la fine della scuola. Prima della consegna, Michele, rievocando quanto accaduto davanti al Sindaco di Vicchio, ha fatto urlare ai bambini: ponte, ponte, ponte,

Ciascuna copia consegnata ha in sè una dedica personale con frasi tratte da -Lettere ad una professoressa-. Il libro che  stato letto e commentato in classe da parte di una mamma anche in preparazione a questa visita. Chissà se un giorno, leggendo il libro donato o la dedica che riporta in se, i nostri bambini, ormai grandi, decideranno di ritrovarsi, e perchè no, magari proprio a Barbiana. Oggi quei libri si sono separati, ma se qualcuno vorrà, un domani potranno riunirsi, ciascuno con la propria dedica, e ricostruire così una buona parte di -Lettere a una professoressa-, il libro con il quale i ragazzi di Barbiana sperimentarono il metodo della scrittura collettiva; ieri, tante mani per scrivere un libro in comune, oggi, tanti libri per condividere un pensiero comune. Le emozioni aumentavano. Tutti eravamo raccolti con grande partecipazione e bersagliati dalle emozioni in un luogo importante per un evento altrettanto importante. Le mura della canonica facevano fatica a trattenere queste suggestive sensazioni; adesso ciascuno di noi le conserverà dentro sè e per un bel po’ insieme a tante altre della nostra classe.

 

Non dimenticare      Barbiana è importante; per noi oggi lo è ancora di più, poichè luogo di crocevia di tante esperienze, emozioni, ricordi, principi, valori, volti, occhi, lacrime; oggi una parte di tutto questo appartiene anche a noi. Crediamo infine che l’aver fatto conoscere a tanti bambini questi luoghi e le sue storie diventi una assicurazione, un passaggio, un ponte, per la permanenza attiva e viva di Barbiana nel futuro, per non dimenticare.

La visita a Barbiana è stata per molti di noi anche l’occasione per ri-avvicinarsi all’Opera di don Milani. Ne abbiamo parlato fra di noi e con genitori di altre classi. Abbiamo coinvolto anche qualche nonno, alcuni dei quali ha direttamente conosciuto le vicende dell’epoca, e chi addirittura don Milani. In definitiva, si sono più volte aperte occasioni di confronto e discussione intorno a ciò, legate anche ai problemi attuali ( per qualche verso sempre i soliti) della scuola, dell’istruzione, dell’educazione e della formazione in generale. C’è chi ha riletto i testi provando emozione, forse perchè letti in età più matura, e c’è chi ha semplicemente scoperto l’Opera partecipando alla visita. Si è creato un interesse comune attorno a valori e principi sempre più attuali. Sembrerebbe un buon messaggio per il futuro.

 

Il messaggio            Di seguito alcuni commenti dei nostri genitori prima e dopo la visita:

la verità è che questi mi sembrano tempi così privi di cose sensate che è un vero sollievo guardare al di là del proprio ombelico! ; Credo anche che sia stato un modo molto particolare per chiudere questo nostro percorso di cinque anni insieme, bambini, maestre e genitori. E che lascerà un segno significativo soprattutto nei bambini: sono rimasti molto colpiti da tante parole che sono state dette e credo che abbiano colto il significato profondo e le analogie tra i racconti dell’esperienza dei ragazzi di don Milani a Barbiana e il loro percorso scolastico. ; ho ascoltato da Michele racconti di storie vere cariche di naturale senso civico, si sentiva che erano direttamente vissute  partendo dal nulla  forse proprio per questo straordinarie; Per noi è stata una esperienza bellissima che ci ricorderemo sempre. Dai commenti si percepisce che qualche messaggio è arrivato creando momenti per riflettere.

 

Il futuro                      Partendo da questa esperienza, ci auguriamo, come proposto a Michele, di riuscire a creare una sorta di collaborazione per il futuro. A scuola potranno esserci altre occasione per divulgare il messaggio ad altri bambini, ad altre maestre e ad altri genitori. Una proposta alla Scuola per il prossimo anno scolastico potrebbe essere quella di ospitare nei suoi locali la mostra fotografica itinerante su don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana, da voi organizzata: Barbiana: il silenzio diventa voce. Del resto, il fine nascosto della nostra visita forse è stato proprio quello di provare a dar voce a questo messaggio e creare una speranza nei nostri bambini aiutandoli a guardare al di là del proprio ombelico

 

Cogliamo l’occasione per ringraziare con Michele, disponibile con noi a realizzare questo evento, anche tutte le maestre dei nostri bambini, Sandra Rossi, Paola Ferrari, Rosalia Carbotta, Cristina, Adriana e Donatella ed infine proprio i nostri bambini per i quali riportiamo un commento a loro rivolto da una nostra mamma: Restano però impagabili la competenza e la sensibilità dei bambini della classe che hanno creato (in questi anni) tutti insieme un piccolo mondo pieno di calore, affetto, solidarietà e umorismo, davvero raro nella classi.

 

Ecco la storia, la nostra storia.

 

Un caro saluto da tutti i genitori, dalle maestre, dai bambini della quinta -A- della scuola elementare Giorgio La Pira, Firenze.

E ancora Grazie.

 

Firenze, 8 giugno 2009

Le riflessioni dei Ragazzi della 1°C della Scuola Media PLANA di Voghera (PV)

17/04/2009

Classe 1C

Scuola Media Plana

Voghera (PV)

 

Noi in classe abbiamo visto un film che parlava di Don Milani e di come aveva dedicato la sua vita ai ragazzi di Barbiana. Don Milani fu esiliato a Barbiana dal Vescovo di Firenze perchè non si faceva i fatti suoi e si pensò che in un posto tanto sperduto (che neanche sulla cartina non era segnato) non potesse dare fastidio a nessuno. Noi abbiamo sentito dire da uno dei primi alunni di Don Milani, Agostino  Burberi che da quando lui arrivò per i ragazzi cambiarono molte cose, non solo per loro anche per Benito che era un signore pazzo che quando beveva diventava molto aggressivo. I ragazzi non dovevano più andare a pascolare le bestie perchè Don Milani li riunì e fece una piccolissima scuola. Se qualcuno non capiva una cosa Don Milani la rispiegava dall’inizio finchè tutti non avessero capito. A una certa età Don Milani scoprì di essere molto malato e dopo un po’ di tempo decise, sapendo di vivere ancora poco di andare a morire a casa della madre a Firenze.

Secondo me Don Milani è stata una brava persona anche se a volte era severo lo era quando ci voleva.

Maddalena

Da quando ho visto questo film, mi ha appassionato molto questa vicenda e mi è anche piaciuto molto il carattere di Don Lorenzo Milani; cioè che non aveva paura di esprimere le proprie idee e che non si arrendeva mai. Le parti che mi sono piaciute di più del film sono:

quando Don Milani era in classe con degli alunni e stava spiegando la proporzione; chiese agli alunni se lo avevano capito e tutti dissero di sì, poi chiese ad uno a uno che cosa voleva dire in proporzione e risposero boo�.

Quando andarono nel palazzo PIRELLI e per la prima volta videro la televisione, erano stupiti con gli occhi spalancati.

Alcuni personaggi mi hanno colpito molto, sono:

Benito un pazzo di cui Don Milani si prese cura.

Marcello un bambino che Don Milani trovò mentre stava mangiando il muro; lo prese e pian piano cominciò ad insegnargli le parole visto che non riusciva ad esprimersi.

Ieri Agostino Burberi è venuto nella mia scuola, è venuto a spiegarci un po’ meglio com’era andata la vicenda di Don Milani e a dirci come si stava in quel paesino.

Ci spiegò che nella sua scuola c’era un solo banco unico con sei ragazzi e se non stavi attento Don Lorenzo ti schiacciava i piedi oppure ti tirava uno schiaffo però non per far del male; a volte le lezioni si facevano all’aperto. Ci spiegò che alcuni pezzi del film, tra cui la morte di Don Milani, erano un po’ romanzati ed alcuni personaggi erano inventati. In quella conferenza abbiamo visto con il proiettore un video che raccontava un po’ com’era Barbiana, alcuni pezzi raccontavano la lettera ad una professoressa, c’erano alcune foto del vero Don Milani e dei pezzi tratti dal film.

Mi piacerebbe molto visitare Barbiana per capire meglio alcune cose e vedere com’è adesso Barbiana se è ancora senza luce, acqua, elettricità o se, diciamo, si è modernizzata

Romeo

Don Lorenzo Milani era un prete toscano di famiglia molto ricca: nipote di un ricercatore, figlio di un chimico e di una nobile aristocratica ebrea. E’ stato mandato in un luogo sperduto che non si trovava nemmeno nelle cartine, per volere del   Vescovo, Barbiana. A Barbiana creò una scuola che aveva all’ inizio solo sei alunni. La sua scuola funzionava bene: infatti, quando qualcuno non capiva i suoi compagni di classe lo aiutavano, a volte insegnavano finchè l’alunno non imparava. La sua scuola iniziava alle 8 e finiva alle 7 di sera. Dopo vari anni, scrisse un libro con i bambini della sua scuola Lettera ad una professoressa, in cui venivano  criticati gli insegnanti che avevano bocciato senza nemmeno conoscere le loro doti e la loro storia. Don Milani morì di un tumore nel 1967 a 44 anni. Uno dei suoi primi alunni, Agostino Burberi, è venuto nella mia scuola a raccontarci di Don Milani che non era solo un bravo pedagogista, era anche una grande. Anche se usa metodi severi è meglio dei 3 e dei 4 che date a noi dicevano i suoi alunni bocciati provenienti da altre scuole. Il suo motto era  I CARE tutto ovvero  a me interessa  tutto.

Alessandro

Le impressioni che ho avuto su don Lorenzo Milani, sono state che era un uomo molto severo, capace di mostrare il proprio pensiero e che ha dato molto di sè per riuscire ad istruire i suoi allievi in modo tale che potessero condurre una vita abbastanza soddisfacente e che non restassero indietro rispetto alle altre persone. Per questo, pretendeva assoluta attenzione e non concedeva nessuna distrazione. Gli orari della scuola, pure quelli erano pesanti all’apparenza, ma ai ragazzi piaceva di più andare a scuola che stare ad allevare il bestiame o fare altri lavori, perchè gli abitanti di Barbiana erano tutti contadini e pastori ed i ragazzi dovevano dare una mano agli adulti. La scuola iniziava alle 8 del mattino e finiva alle 7 di sera, come testimoniato dall’ex allievo della scuola di Barbiana che abbiamo ascoltato.()

Davide

() Don Lorenzo Milani era una stupenda persona infatti ha accompagnato i suoi bambini in molti posti; per esempio: alla Scala di Milano, al mare. Lui per far calmare una persona un po’ pazza Benito usava una pistola ovviamente senza proiettili. () Ieri è venuto a farci visita uno dei primi alunni,  Agostino Burberi che ci ha raccontato tante cose () Agostino descrive Don Lorenzo Milani come una persona fantastica, nel suo testamento disse di aver amato più loro che Dio. Questa esperienza spero di non dimenticarmela mai; è straordinario che una persona che vive nella ricchezza sceglie di dedicare tutta la sua vita agli ultimi e di vivere sempre in loro compagnia

Francesco

 

() Don Lorenzo Milani ha dato una svolta nella mia vita, perchè mi ha fatto capire che nella scuola non sono importanti i voti, ma che tutti, chi più chi meno abbiano capito la lezione.()
Don Lorenzo Milani era una persona che ubbidiva sempre, ma manteneva sempre le sue idee, inoltre era una persona dal punto di vista scolastico severo. ()

Il 20/02/09 è venuto Agostino Burberi il primo dei suoi alunni che ancora prima che venisse  don Lorenzo faceva il chierichetto a Barbina. Credo che Agostino Burberi sia una persona molto disponibile a raccontarci un po’ del passato (…) A Barbiana non c’era nè acqua, nè luce; era un paese sperduto e non conosciuto nel mondo, ma grazie a Don Lorenzo Milani vennero anche alcune persone famose dell’epoca (giornalisti, filosofi ecc.) Io vorrei ringraziare Don Lorenzo Milani per essere esistito e credo che abbia dato un bellissimo insegnamento a tutte le persone di questo mondo.

Fabrizio 

Don Milani è stato mandato a Barbiana perchè dava fastidio. Il giorno in cui arrivò pioveva e non c’erano strade per salire in cima al monte, ma lui non si scoraggiò ed il giorno dopo portò su i bagagli. Don Milani a Barbiana istituì una scuola il giorno dopo il suo arrivo. Questo mi sembra molto bello, perchè Don Milani, appena arrivato, senza neanche conoscere nè il casolare, nè le persone, volle dare subito una mano agli abitanti. Sono fiero anche di questa cosa, perchè, guardando il film ho visto che ha fatto fare ai suoi alunni dei bei lavori. L’ unica cosa che non mi eccita molto è che gli alunni andavano a scuola trecentosessantacinque giorni l’anno, dalle otto di mattina alle sette di sera (poveri alunni!!!) Io vado a scuola per nove mesi, dalle otto all’una, con metà Sabato e la Domenica a casa, e mi lamento che sono stanco! Mi piacerebbe, come gli alunni di Don Lorenzo Milani, nella bella stagione, avere la scuola all’ aperto.

Una cosa interessante è che Don Milani era in una famigli ricca e ha voluto mollare tutto per dedicarsi alla vita religiosa. Don Milani, quando fu spedito a Barbiana, non volle neanche andare a vedere il posto, ci andò e basta e, dopo pochissimi giorni, con un suo amico, Don Milani scese a Vicchio per comprarsi una tomba e sentirsi già cittadino di Barbiana.

Secondo me  Don Milani è un GRANDE e ci insegna, che se si vuole, si può cambiare tutto.

Federico

 

Dopo il film che abbiamo guardato in classe ho pensato ad alcune cose: a quei poveri che mangiavano anche pezzi di muro dalla fame. Ho capito che una cosa si può sempre migliorare se si vuole, come ha fatto Don Lorenzo Milani. Ieri Agostino Burberi, un ex alunno di Barbiana mi ha fatto capire che quando, ad esempio, le prof. ci danno da fare tanti compiti o ci danno brutti voti lo fanno per il nostro bene. Lui ha detto che i ragazzini non fanno mai riferimento al passato e secondo me è vero. Però se in questo momento ci penso mi rendo conto di che cos’è veramente la povertà. Ho capito anche che basta anche un banco con un solo maestro come Don Milani per andare a scuola. Non servono tanti banchi, tanti libri per andare a scuola. Don Milani lottò molto per quei pochi bambini, per far loro passare l’esame, per farli sorridere. Anche quando era malato non si arrendeva, continuava a fare lezione. Era malato gravemente: aveva un tumore e poi al tumore si aggiunse una leucemia . Morì e i suoi alunni passarono la notte della sua morte con lui. Nel periodo in cui fu ammalato, all’inizio fece anche costruire una piscina per i bambini, per farli giocare e per migliorare il loro rapporto con l’acqua di cui loro avevano un po’ paura. Lui lottò fino alla fine. Mi ha colpito che noi non riusciamo a stare fermi due ore e loro stavano sette ore senza fiatare.

Francesca

 

 

 

 

 

() Don Milani mi ha fatto capire che non dobbiamo essere egoisti. Nasce molto ricco e lui si poteva permettere ogni cosa, invece aiutò i bambini più poveri.() Anch’io se fossi un prete aiuterei come lui i bambini che ne hanno più bisogno, per me è molto giusto. Ci sono delle persone che pensano solo per loro, ma non deve essere così, dovrebbero imparare da don Milani.

Alex

() Don Lorenzo era una persona di animo gentile, decisamente altruista ma a volte anche un po’ severo se non si stava attenti mentre spiegava () Una cosa che mi ha colpito di lui è che non molla mai, finchè non ottiene qualcosa non è contento (). Agostino Burberi, il primo alunno di don Milani, ci ha raccontato che se qualcuno non capiva qualcosa lui ricominciava dall’inizio finchè non l’aveva capito, infatti non c’erano i voti e neanche competizione’ fra gli alunni.

Luca

 

() Agostino Burberi ha detto che per don Milani contava solo lo studio e non giocavano mai, però per loro stare a scuola era un piacere perchè se non andavano a scuola dovevano andare a lavorare nei campi. Secondo me era meglio andare a lavorare nei campi, ma se io fossi andata al loro posto a lavorare nei campi, dopo un giorno sarei stata sfinita e forse l’avrei pensata come loro.()

Aurora

 

 

Se devo essere sincero sono rimasto attratto da questo personaggio perchè don Lorenzo Milani da quello che ho capito vedendo il film e ascoltando la testimonianza di un ex alunno era un uomo che se aveva un obiettivo voleva raggiungerlo a tutti i costi. () Lui era un uomo molto forte che rispondeva alle critiche degli altri e per far tacere le insegnanti fece persino un libro intitolato  Lettera a una professoressa in cui sono raccolte tutte le lettere che hanno scritto gli alunni di Barbiana.

Michael

() Penso che don Milani abbia dato un grande aiuto a tutti, soprattutto alla Chiesa e alla scuola. La Chiesa venne aiutata facendo capire che tutte le persone sono uguali e hanno diritto a poter entrare in chiesa: i ricchi e i poveri, comunisti e cattolici.. Questa convinzione però gli costò cara, infatti venne punito esiliandolo a Barbiana. Come si dice, però, non tutti i mali vengono per nuocere. La scuola invece la cambiò in modo radicale, infatti senza di lui alcune persone molto povere non avrebbero potuto studiare.() Lui da piccolo sembrava non destinato a grandi cose, soprattutto a queste essendo ricco e benestante; inoltre sua madre era ebrea e non si aspettò una sua conversione al Cristianesimo (). Io spero con i tempi che corrono di ritrovare una persona come lui.

Marcello

 

La cosa che mi ha colpito di più era quando si ammalò perchè anche se era ammalato andò avanti senza preoccuparsi della sua malattia () Da quello che ha detto Agostino ho capito meglio la storia e la vita di don Milani. Quello che mi ha colpito è che si è voluto comprare la tomba nel cimitero di Barbiana e anche che loro iniziavano la scuola alle 8 e la finivano alle 7 di sera.()

Simone

Mi ha impressionato come un uomo con la buona volontà può raggiungere grandi obiettivi(..) Proprio lui, figlio di genitori borghesi e con la madre ebrea, decise di diventare prete della Chiesa Cattolica, per poi essere esiliato a Barbiana, perchè reo di aver fatto entrare dei comunisti in chiesa e perchè scomodo al vescovo. Un altro pregio di Don Milani era il fatto di non rinunciare mai a esprimere le proprie opinioni, scrivendo molte lettere ai giornali e al vescovo () Tutte le mattine venivano letti i vari giornali dove si vedevano le posizioni di chi scriveva e scavavano a fondo alla ricerca della verità ()

Matteo

 

 

I pensieri su Don Lorenzo Milani espressi dai ragazzi della 3°C della Scuola Media PLANA di Voghera (PV)

17/04/2009

Classe 3C

Scuola Media Plana

Voghera (PV)

 

Il prete di Barbina, Don Lorenzo Milani, ha cambiato totalmente la vita dei bambini in quel paese”. Costringendoli ad andare a scuola; ha potuto insegnare loro le materie necessarie per poter far loro passare gli esami di terza media. Don Milani ha costruito una vera e propria scuola sul monte Giovi e lui stesso si è preso l’impegno di insegnare ed istruire quei sei ragazzi, tanto che nel suo testamento aveva detto di amare più loro stessi che Dio. Questo gesto di Don Milani mi ha colpito molto, perchè non è da tutti essere esiliato in un colle e diventare maestro di sei ragazzi. Questo suo esilio, voluto dal vescovo di Firenze, l’ha considerato più come un dono. Da quando Don Milani aprì la scuola e organizzò con i ragazzi incontri con persone importanti, Barbiana si riempì di gente, che ogni giorno saliva sul colle per andare a trovare Don Milani e per parlare ed insegnare qualcosa di nuovo ai ragazzi. E’ stato molto interessante anche ascoltare la testimonianza di Agostino Burberi, ex primo alunno di Don Milani. Questo suo alunno ha raccontato come ha trascorso una parte della sua vita a Barbiana. Agostino raccontava che Don Milani era abbastanza duro con i ragazzi, tanto che se non obbedivano o non stavano attenti, ogni tanto partiva qualche schiaffo. Però si era preso molto cura dei suoi ragazzi, portandoli a fare il vaccino da suo fratello che era un medico. Don Milani, con l’aiuto dei suoi alunni, scrisse qualche libro, tra cui Lettera a una professoressa in cui avevano raccolto una serie di opinioni sulla scuola. Don Milani in quegli anni aveva una tosse molto forte a causa di un tumore che col passare del tempo si trasformò in leucemia. Don Milani morì pochi anni dopo nel 1967 e la sua tomba, che aveva appositamente comprato, si trova a Barbiana. Una figura come quella di Don Milani dovrebbe rappresentare un po’ tutti nel senso che ognuno di noi dovrebbe avere uno spirito d’iniziativa come lui, perchè ha donato un futuro ai bambini di Barbiana e come aveva detto lui, il fatto che fosse stato esiliato, l’aveva interpretato come un dono che gli aveva fatto il vescovo, a sua insaputa. E’ bello anche il fatto che dopo circa quaranta anni dalla sua morte, Don Milani viene ancora ricordato e riconosciuto per tutto quello che ha fatto.

 Alessia

 

Don Milani è stato un’importante figura di riferimento per Barbiana. ()

Mi stupisce che abbia preferito vivere nella povertà e lavorare in un paesino di un centinaio di persone, per tutto il resto della vita, invece di fare una vita ricca rimanendo con la famiglia. Mi piace la sua attenzione verso i suoi bambini e quel carattere ostinato perchè vuole il massimo impegno di tutti, che imparino bene e che facciano le scelte giuste. Mi chiedo come riusciva a vivere in un luogo totalmente diverso rispetto a ciò a cui era abituato ed è stupefacente come continuava a lavorare per insegnare cose nuove ai suoi alunni anche con la malattia che a poco a poco lo distruggeva; fino agli ultimi istanti della sua vita mise tutto il suo interesse nei ragazzi bisognosi dei suoi insegnamenti e tentava di nascondere la sua malattia, anche se i ragazzi capirono che prima o poi li avrebbe abbandonati.

Don Milani è morto troppo presto perchè Barbiana aveva ancora bisogno di lui, dei suoi insegnamenti, della sua guida e sono certo che abbia lasciato nelle menti dei suoi ragazzi e nei cuori, ricordi e impronte positivi come ci ha fatto capire l’importante testimonianza di Agostino Burberi che ci ha fatto conoscere meglio questo grande uomo.

Matteo

 

Nella settimana scorsa in classe abbiamo parlato di Don Lorenzo Milani, che era il priore di Barbiana. Noi abbiamo visto il film in classe parlava appunto delle sue esperienze. () Quando Don Milani morì nel 1967 fu sepolto nel piccolo cimitero di Barbiana e scrisse che forse aveva voluto più bene ai suoi ragazzi che a Dio, ed è con questa bella frase che finisce il film.

A me il film è piaciuto molto perchè in alcune scene mi ha colpita ed anche un po’ emozionata. Anche la testimonianza dell’ex alunno di Don Milani mi è piaciuta, perchè diceva più o meno le cose del film, ad esempio il priore non li faceva giocare e la scuola durava praticamente tutto il giorno. Quando c’era la neve insegnò loro a sciare e costruirono insieme anche un piccola piscina dove impararono a nuotare, ma la cosa che mi ha colpita di più è che gli insegnanti erano i ragazzi di quindici, sedici anni e che quando uno non capiva si fermavano tutti per aiutarlo.

Rita

 

Secondo me Don Milani è l’uomo che più incarna il concetto di solidarietà verso il prossimo, un prossimo però in considerevole difficoltà che (in quel caso) viene emarginato perchè è solo un semplice contadino senza istruzione. Don Milani è un personaggio scomodo e pochi anni dopo essere diventato prete incomincia a predicare in modo diverso dal solito e viene dunque assegnato presso Sant’ Andrea di Barbiana, un magro agglomerato di case con una chiesa.  Il paese viene definito prima di tutto adatto a Don Milani. Definizione ormai simbolica di Barbiana, è un paese di capre, pecore e contadini. Questo rappresenta l’evento portante della vita di un così grande uomo, tanto piccolo da stare in mezzo a noi, una società peccatrice. Sono molte le caratteristiche che apprezzo in Don Milani (forse anche perchè  in famiglia abbiamo un profondo legame con i principi di Don Milani) una fra le tante è la sua capacità di adattare tutto ed adattarsi in funzione della circostanza in cui si trova. Altra importante caratteristica è quella capacità di parlare in modo semplice pur sostenendo fermamente il valore della parola. La bontà, l’altruismo e l’affetto di Don Milani emergono da qualsiasi campo lo si osservi: innanzitutto dal film dove decide di rinunciare a tutti i beni materiali ma sceglie di accogliere in sè il sacramento dell’ Ordine sacerdotale. Considerando poi la proficua testimonianza del signor Burberi, rappresenta un valore che noi ragazzi dovremmo custodire al fine di rendere il mondo un posto migliore. Don Milani per me non è scomparso ma ciò dipende solo da noi. Dobbiamo infatti decidere se far vivere (attraverso noi) le sue idee, i suoi principi, i suoi pensieri. Se mai faremo tutto ciò Don Milani non sarà esistito per niente e continuerà a vivere in mezzo a noi.  Per concludere penso che non basti utilizzare l’aggettivo buono, perchè è poco. Penso invece che per descrivere Don Milani non ci sia  quasi bisogno di aggettivi.

Federico

Della figura di Don Milani ciò che mi ha colpito di più è stata la sua determinazione: in tutta la sua vita è stato testardo e determinato, finchè non aveva quello che voleva continuava a rompere, infatti è stato mandato a Barbina perchè pensavano che almeno lì stesse tranquillo. Il film rende bene la determinazione di Don Milani. Ad esempio quando decide di formare la scuola di Barbiana e va nelle case a chiedere se poteva avere i figli come alunni e un genitore dice di no: lui rimane fuori dicendo che se non gli avessero dato il figlio sarebbe stato necessario mandare i carabinieri per portarlo via, ma il bello è che stava piovendo a dirotto. Così alla fine ottenne quello che voleva. Un’altra cosa che mi ha colpito di Don Milani è che non è esattamente come i preti dei giorni nostri.  un prete, oltre che determinato, molto severo, usava anche la mani sia nel film, sia nel racconto di Agostino: si capisce che era molto severo. Nel film ad esempio quando fa venire il fratello per fare una visita medica ai ragazzi e Michele non vuole fare la vaccinazione per l’antitetanica e cerca di andare via, Don Milani lo rincorre, lo prende di forza e lo obbliga a farla. Mi ha stupito molto quando Don Milani fa andare in giro per il mondo i ragazzi. Fin da piccoli insegna loro le lingue e poi, raggiunta una certa età, li manda a lavorare in giro per il mondo, in Germania, in Inghilterra, al fratello di Michele persino fa imparare l’arabo e lo manda in Africa. Mi ha colpito anche il menefreghismo più totale da parte del vescovo. Anche quando Don Milani si ammala e Barbiana comincia a diventare conosciuta non va neanche a visitarla. Su questo si può anche chiudere un occhio, la cosa che proprio mi ha stupito più di tutte, è stata che al funerale di Don Milani il vescovo non si è presentato (…). L’unica cosa che ha fatto di buono il vescovo è stata di mandare a Barbiana Don Milani, anche se la sua intenzione non era quella. Nella sua ultima lettera dice che ha amato più i ragazzi di Barbiana che Dio.  stata una persona speciale che è stata apprezzata solo dopo la sua morte.

 Fabio

() Appena Don Lorenzo arrivò a Barbiana, (un paesino dove c’erano all’incirca venti case) non venne subito apprezzato, ma dopo poco tempo tutti lo apprezzarono perchè faceva del bene a tutti gli abitanti, e gli dicevano sempre che non volevano che se ne andasse, perchè una volta andato via, non sarebbe stato più così. Ad un certo punto della sua vita, a Don Milani, incominciarono a venir dei colpi di tosse e questa cosa continuò per parecchio tempo, quando  decise di andare dal fratello, che era un medico, e lui decise di fargli fare delle analisi. Quando arrivò l’esito delle analisi, il fratello si recò a Barbiana, per dirgli che aveva un malattia molto grave; quando arrivò a Barbiana, Don Lorenzo era fuori in cortile, che stava facendo lezione ai ragazzi. Il fratello gli disse che doveva parlargli, in privato, perchè erano arrivate gli esiti, ma Don Milani gli rispose che poteva parlare tranquillamente davanti ai bambini, perchè facevano parte della sua famiglia. Il fratello gli spiegò che aveva un tumore, e tutti i bambini chiedevano se era una malattia curabile, se era una malattia grave, e si fecero spiegare che cos’era.() In sintesi penso che Don Milani, anche dalla testimonianza del suo ex alunno, sia stata davvero una persona d’oro, che ha sempre aiutato tutti e a tutti ha fatto del bene, in modo sincero, e infatti il suo scopo era proprio questo, di aiutare.

Maikol

() La cosa che mi è piaciuta di più è che quando il vescovo di Firenze lo ha mandato a Barbiana don Milani non ha neanche voluto andare a vedere in che posto sarebbe andato a vivere, rispose soltanto di sì e non fece nessuna contestazione () Il principio, l’idea principale di don Milani era che la parola aiutava tutti, cioè quando si sa esprimere le proprie idee, tutto si può fare e tutti ti ascoltano. La parola, secondo don Milani, era la chiave che apre tutte le porte e per questo lui voleva insegnare ai suoi alunni, oltre allo studio ad esprimersi il meglio possibile (..)

Giovanna

 

 

 

 

 

() Prima della sua morte don Milani scrisse nel testamento ai ragazzi  Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma spero che lui non guardi queste sottigliezze ora don Lorenzo è sepolto a Barbina perchè il giorno stesso in cui lo avevano esiliato lui è andato con un altro prete a comprare il terreno per la sua tomba perchè in questo modo voleva essere sempre legato a Barbiana.

Gloria

() Concordo molto su questa cosa che diceva don Milani, un ricco si riconosce da un povero dalla quantità di vocaboli che sa usare. Questa differenza tra ricco e povero dovrebbe essere detta al primo giorno del primo anno della scuola superiore, così si fa subito capire ai ragazzi, i quali non vogliono studiare che se non studiano non avranno un futuro nel mondo del lavoro.. un’altra cosa che mi ha colpito di don Milani è l’aspettare l’ultimo, quello che non ha capito, se lui non capisce non si continua. ()

Sonia

() Don Lorenzo più che da professore ha fatto da padre a quei ragazzi, condividendo con loro tante cose, come il libro scritto insieme, l’esperienza di andare alla Scala. () Io sono molto colpita di come un prete ha fatto di tanti ragazzini degli uomini maturi come il suo ex alunno Agostino Burberi..

Roberta

L’immagine che mi sono fatto di don Milani è quella di una persona che ha sempre difeso le sue idee in modo però da non dare possibilità concreta a chi voleva liberarsene di criticarlo. Questa penso sia stata la sua grande forza perchè si ribellava’ senza però mandare in fumo il suo lavoro. Credo che fosse una persona profondamente ottimista e sicuramente era una persona determinata; era ottimista perchè poche persone avrebbero avuto il coraggio di andare a Barbiana e credere così tanto nella possibilità di cambiarla da riuscirci () Don Milani credeva profondamente nell’uso delle parole sostenendo che erano loro a distinguere il povero dal ricco e soltanto imparandole il povero può evitare di essere sfruttato dal ricco.  La cosa strana è che don Milani stesso era ricco ()

Gabriele

 

Don Milani, anche se era stato isolato dal vescovo si potrebbe definire il perfetto cristiano avendo rinunciato ai suoi possedimenti (era di famiglia ricca) per affidarsi alla Chiesa e da essa non si è distaccato neanche nel momento in cui è stato spedito’ in un paesino sperduto chiamato Barbiana (…)  anzi, proprio lì ha dimostrato che persona era ed è diventato maestro e maestro di vita per quei pochi ragazzi. In quel paesino ha fondato una scuola diversa da quella statale, Burberi ha detto che era viva’, cioè non erano solo lezioni ma insegnava a vivere e a interessarsi di ogni cosa per diventare un giorno cittadini sovrani’(parole sue per definire le persone capaci di intendere e di volere, di avere un’idea propria, cosa alquanto rara a quei tempi ()

                                                                                                                                                         Max

 

Le impressioni che mi hanno dato sia il film che la testimonianza di Agostino Burberi sono tante. Da come è iniziato il film si è visto subito come è Don Milani, dal linguaggio, visto che lui era considerato un rompiscatole, e poi aveva anche detto che lui voleva aiutare gli ultimi, quindi è stato mandato in un posto lontano, desolato, dove c’erano pochissime persone, e a un certo punto non c’era neanche più la strada, e quindi si doveva continuare a piedi. ()

Il giorno dopo quando i ragazzi sono andati a lezione Don Milani ha fatto un esempio sui ricchi e sui poveri, quando lui aveva finito di spiegare ha chiesto a tutti i ragazzi se avevano capito e tutti tranne uno avevano detto di sì, poi ha chiesto di spiegare cosa aveva detto e nessuno ha dato la risposta, e quindi l’ha rispiegato e ha fatto in modo che nessuno rimanesse indietro () L’ultima cosa che mi è piaciuta è che quando Don Milani stava per morire tutti i ragazzi sono stati vicini a lui giorno e notte. Queste sono le cose che mi hanno impressionato di più nel film. Le cose che ha detto Agostino Burberi sono più o meno le stesse del film, ma ce n’è una che mi è piaciuta di più che  è che se Don Milani lo sgridava, o gli tirava le pedate non gli dava fastidio perchè sapeva che lo faceva per il suo bene.

Daniele

() In questo paese piccolissimo lui ci arrivò quando ancora non c’era la strada, a questo proposito, (mi riferisco ancora al film) la mamma di don Milani gli chiese a lui se era felice di stare a Barbiana e lui rispose: Sì, perchè mi hanno mandato in un paradiso. Questa frase mi ha colpito molto perchè fa capire bene quanto abbia dato per gli altri, nonostante sia nato in una famiglia nobile. Infatti dopo aver preparato i ragazzi per gli esami, fa imparare loro anche le lingue più parlate nel mondo, per farli andare all’estero per lavorare. Don Milani nella sua vita ha scritto due libri uno si chiama Lettera a una professoressa  e l’altro Esperienze pastorali. Lettera a una professoressa è un libro che da quanto ho capito deve essere bello. Praticamente parla di diverse lettere dei ragazzi di don Milani, in cui dicono o spiegano delle cose alla professoressa che li ha bocciati. Questo libro vorrei leggerlo perchè l’immagine di don Milani mi ha colpito molto ()

Roberto

Mostra itinerante “Barbiana, il silenzio diventa voce”. Ci hanno scritto da IOLO (PO)

07/04/2009

Riflessione condivisa degli educatori della Istituto Comprensivo R. Castellani di Iolo (Prato) e redatta dalla Prof.ssa Chiara Bacci, in occasione della mostra fotografica che si terrà dal 3 al 4 Aprile presso i locali della scuola media L. Tintori (Iolo).

 

Il silenzio diventa voce

L’insegnamento della lingua è stato uno degli elementi fondamentali nell’operato di Don Milani, prima a San Donato di Calenzano poi a Sant’ Andrea a Barbiana e comunque sempre presente nel suo percorso di vita. Egli non si limitò però alla sola didattica, la sua grandezza nasce dal suo desiderio di permettere a tutti, grazie alla cultura, di sentirsi uguali e partecipi del mondo, senza distinzione di classe sociale perchè tutti hanno il diritto e il dovere di sentirsi cittadini con pari dignità. Ci appare così anacronistico oggi un pensiero del genere? Direi di no.

Forse non ci appare più così netta la divisione culturale fra ricchi e poveri, tutti vanno a scuola ma purtroppo ciò che fra i banchi oggi si percepisce è la mancanza di passione. Sì, avete capito bene, quel sentimento che coinvolge, affascina, stimola ogni individuo fino a portarlo all’amore, un amore che deve tradursi nel desiderio di conoscenza. Su questo, come dei novelli Don Milani dovremo, noi insegnanti, far leva, riuscire a far scaturire dal cuore dei ragazzi l’amore per lo studio e per la conoscenza. Che impresa complessa, a tratti ardua perchè, purtroppo o per fortuna, lo studio prevede fatica, impegno, dedizione, proprio quegli stessi sforzi che accompagnano il crescere, lo svilupparsi e il sopravvivere di una storia d’amore. Stavolta però non si tratta di un fidanzato o di una fidanzata ma della vita dei nostri ragazzi che la cultura dovrà accompagnare e fortificare e dare quegli strumenti per discernere ciò che conta. Non possiamo permetterci infatti di far uscire dalla nostra scuola dei diplomati che però sono solo dei  burattini obbedienti che seguono semplicemente le mode per dirla con Don Milani. Il rischio tuttavia, credetemi, è grosso e concreto e il mondo esterno rema contro il lavoro della scuola, di quella scuola consapevole che non timbra il cartellino ma che ogni giorno con passione, quella stessa passione che deve trasmettere ai ragazzi, entra in classe e desidererebbe tanto entrare nei cuori degli allievi.

Ogni giorno i nostri alunni che dal loro banco ci guardano, sono bombardati da immagini patinate provenienti dal mondo esterno che fanno apparire loro tutto facile, bello, disponibile e immediato. Sono così ampie, diversificate e intriganti le soluzioni loro proposte che ormai è inutile anche sognare perchè la realtà supera i sogni. Non è un caso quindi che spesso li vediamo così impacciati nell’esprimere pensieri semplici, emozioni, sentimenti, per non parlare dei loro desideri o delle aspettative per il futuro. Anche noi pertanto siamo chiamati a dover insegnare loro la lingua, una lingua che permetterà loro di esprimersi, di difendersi, di dire al mondo esterno che non sono degli sciocchi da manipolare ma sono degli esseri che vivono, pensano, amano, parlano alla luce di quanto hanno compreso e che si esprimono con la consapevolezza della propria coscienza. I ragazzi che oggi circolano nei corridoi delle scuole e si siedono ai banchi hanno il diritto di comunicare, di capire, di formarsi per appartenere a se stessi, ai loro pensieri e dobbiamo fare in modo che il mondo esterno non li manipoli approfittando, per assurdo, di una nuova ignoranza generata dall’informazione. Come insegnanti dobbiamo fornire loro gli strumenti per diventare prima di tutto dei cittadini pensanti e questo avviene anche attraverso un corretto uso della lingua e dei linguaggi. Solo con la padronanza di strumenti comunicativi potranno capire che altri magari mirano solamente ad ingannarli ed è nostro compito aiutarli ad uscire da quel silenzio che li rende ignoranti e fare in modo che questo stesso silenzio diventi voce, la loro voce che comunicherà al mondo le loro emozioni, i loro sentimenti, il loro assenso o anche il dissenso verso ciò che li circonda.

 

 

Chiara Bacci

 

 

Ci ha scritto un gruppo di ragazzi della Parrocchia di San Donato di Lucca

24/03/2009

Ciao,
siamo un gruppo di ragazzi di terza media della Parrocchia di San Donato di Lucca e ci stiamo preparando a ricevere il sacramento della Cresima.
Durante il periodo quaresimale, insieme ai nostri educatori, vorremmo riflettere sul significato della parola COERENZA e pertanto stiamo chiedendo a persone pia’ grandi di noi, diverse da noi di darci il loro contributo.
Che cosa e’ la coerenza? Noi abbiamo solo una vaga idea di cio’ che significa questa parola e di quale importanza possa avere nella vita di ognuno di noi, ma pensiamo che saperne un po di pia’, avere il confronto con altri, possa aiutarci a crescere, vista anche la scelta a cui saremo chiamati tra alcuni mesi.
Se vorrai, potrai darci la tua risposta, scrivendo ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

francy26tvb@hotmail.it

Oppure per chi ama la tradizionale posta non elettronica, ma per postino in carne ed ossa:

- Masucci Chiara B., Via A. Muston 77, 55100, S. Anna, Lucca
- Otero Estefania, Via Del Cima 157/B, 55100, Loc. Montuolo, Lucca

 

 

Lettera di un padre al proprio figlio – nota di introduzione di Innocente Pessina

11/03/2009

E’ la lettera delicata di un padre al figlio. Lo esorta a trovare la sua strada attraverso la conoscenza, lo studio e il non conformismo. Ignoro l’età del figlio, ma suppongo che sia in quella età dove spesso lo sconforto di un genitore può concludersi in rassegnazione e apparente sconfitta. Questo padre invece, pur stanco e senza le certezze di tempi lontani, si sforza di dare delle indicazioni, di dire quello in cui lui ancora crede e lo esorta a trovare un senso alla vita. In buona sostanza si sforza di educare! 

Grande.

Innocente Pessina

 

Caro Antonio,

ciò che rende l’ uomo libero è prima di ogni cosa il sapere poi il lavoro. Chi sa (chi studia) è più forte e consapevole e riesce ad affrontare con cognizione di causa il proprio futuro. Un ragazzo alla tua età può anche scegliere di andare a lavorare e guadagnarsi subito la macchina ma sarà un adulto perdente perchè non avrà cultura; sarà debole e impreparato.

Se non leggi ti devi affidare agli altri, magari ai signori della televisione che il più delle volte sono terribilmente volgari.

Tu hai bisogno di identità, di una tua identità, di una tua storia. La tua identità è importante a patto che sia parte di un mondo più grande; la tua storia è importante a patto che sia parte di una storia più grande. Il tuo papà ha creduto in un sogno di giustizia sociale, in una ideologia. Questa ideologia è tramontata. E’ giusto che sia tramontata. E’ un male però se restano i vuoti. Questi vuoti dobbiamo riempirli, dobbiamo metterci dentro dei valori.

Io comincio ad esser vecchio e forse stanco. Mi sono aggrappato allo studio per sapere, per capire. Ho poco tempo libero ma voglio sapere, voglio conoscere.

Siamo diversi io e te. Io penso che possiamo incontrarci ogni giorno nell’amore che è grande e tu lo sai ma possiamo incontrarci anche (e ciò è più difficile) in quella tensione morale, pur se espressa in età diverse, che è la ricerca di una nostra identità.

Lo studio, il sapere sono uno strumento fondamentale di ricerca di una nostra storia, di una nostra identità. Lo studio per te come strumento per conquistarti un lavoro il più gratificante possibile. Lo studio per me e per te come valore cui attingere motivazioni di vita.

Ciao Antonio! Ti voglio bene.

Papà

Ci ha scritto Mattia da Faenza

02/03/2009

Non pensavo fosse così Barbiana. Non pensavo che avrei lavorato fianco a fianco con tre dei primi sei alunni, non pensavo che loro sarebbero stati così disponibili e così normali, mi si passi il termine. Non avrei mai immaginato che sarei stato a Barbiana sotto il cielo stellato a parlare di don Lorenzo con chi lo ha conosciuto veramente, con chi ha passato una buona fetta della sua vita con lui. E si vede che lo hanno conosciuto,  si vede che hanno incontrato un uomo di Dio. Hanno una luce negli occhi e una passione inesauribile nel parlare di lui.  Ma come? Sono quarant’anni che ne parlano e non si sono ancora rotti le scatole? No, ogni volta sembra che vadano a scovare per la prima volta i ricordi, forse devono ancora capire a pieno chi è stato Milani per loro e per la storia, senz’altro sono coscienti che hanno un tesoro da far conoscere. Ma anche da difendere.  Come potrà rimanere intatta Barbiana? Forse la canonica un giorno non ci sarà più o forse il tutto assumerà un’aria plastificata, preconfezionata con lo shop e i souvenir Molto dipende da cosa vorrà farne la Chiesa di Milani. Michele ha molte speranze, non lo dice ma credo che vorrebbe urlare a vescovi e cardinali: Ditemi che era in tutto e per tutto uomo di Dio! Io ne sono sicuro, datemene conferma!

Tutte le Barbiane del mondo. Ha usato spesso questa espressione Michele parlando delle numerose realtà di miseria e povertà che ci sono nel mondo. Beh, che tutte le Barbiane del mondo possano incontrare un don Milani! Qualcuno che voglia amarle, qualcuno che voglia scendere liberamente e gratuitamente tra di loro, condividerne l’ultimo posto. Ogni cristiano dovrebbe ricordare che è scendendo in questo mondo che si raggiungono le vette celesti. Insomma, è amando gli ultimi che si sta in compagnia di Dio.

Grazie Agostino, Giancarlo e Michele per avercelo ricordato.

Mattia