CI HANNO SCRITTO – ARCHIVIO 2008

Ci hanno scritto gli amici di Modigliana

25/11/2008

L’eco della nostra serata è stato ottimo!
Tanti ci hanno chiamato per ringraziarci e molti hanno manifestato il rammarico di non aver partecipato.
Il nostro Sindaco è entusiasta di avervi conosciuti. Da quello che abbiamo potuto rilevare fra gli amici, la formula usata nella costruzione della serata è stata di buon effetto ed ha avuto un ottimo gradimento.
Che dire…..
Grazie, grazie, grazie!
Prima per aver aderito subito, senza esitazioni alla nostra proposta.
Poi per la straordinaria disponibilità ed “Amicizia” (che non vogliamo che tramonti mai) che ci avete dimostrato.
Un grosso abbraccio e a presto.
Claudio Fabbri (detto “Bat”) – MODIGLIANA

Le insegnanti della scuola dell’infanzia di Bellaria-Igea Marina (Rimini)

06/11/2008

                I PENSIERI DI UN VIAGGIO A BARBIANA

 

A cura di: Barbara Darolt insegnante di scuola dell’infanzia dell’I.C. di Bellaria-Igea Marina e supervisore del tirocinio nella facoltà di scienze della formazione primaria di Bologna,  M.Cristina Mussoni e  Licia Pasolini insegnanti di scuola dell’infanzia dell’I.C. di Bellaria-Igea Marina (Rimini)

 

LE IMPRESSIONI

 

Lentamente, con ordine, la colonna delle auto si arrampica lungo il passo della Colla fra gli appennini toscani; nel percorso ripido e tortuoso le auto frenano, rallentano, ondeggiano, si slanciano quasi ad indicare lo stato d’animo mutevole di chi le guida: siamo noi li dentro, un gruppo eterogeneo di insegnanti che ha scelto di inaugurare un nuovo anno scolastico partendo alla volta di Barbiana.

Vogliamo confrontarci con quella scuola che don Milani ha trasformato in vita, con quella casa sperduta fra i boschi del Mugello dove un uomo, più maestro che prete, ha raccolto, istruito, amato persone deboli e povere.

Lassù ci aspetta Giancarlo, allievo di don Lorenzo, per raccontarci la sua esperienza di bambino accanto a questa persona forte e tenera nello stesso tempo. Lasciamo le auto a qualche centinaio di metri più in basso e cominciamo a salire a piedi; la salita è ripida, è faticosa, non siamo abituate ad arrampicarci, Lorenzo sì, lui la faceva tutti i giorni, da solo, con i suoi ragazzi, sotto il sole, con la neve, non si stancava mai. La sua forza si chiamava amore, una forza straordinaria che non faceva sentire la stanchezza, il vento freddo, la pioggia, una forza che parlava di diritti, di battaglie, di rispetto, di uguaglianza.

Più saliamo più ci sentiamo leggere: via le polemiche dei genitori, le tensioni con le colleghe, i decreti del nuovo ministro, i provvedimenti contro l’assenteismo, i corsi d’aggiornamento fino a che nell’aria silenziosa e rarefatta della prima mattina Barbiana ci appare davanti nuda e povera come è sempre stata.

Tutto è rimasto come allora: i tavoli, gli strumenti di lavoro, gli oggetti costruiti, le pareti piene di foto e di scritte. Non è un museo, ne un mausoleo, è una vecchia casa dove la povertà trasuda passione e interesse per l’uomo. Giancarlo ci accompagna nell’aula dove i ragazzi piccoli e grandi studiavano e lavoravano per costruire tutto ciò che gli serviva dall’oggetto di uso quotidiano come la sedia, alla costituzione italiana che sarebbe servita a diventare cittadini onesti e consapevoli.

Usciamo nel pergolato e troviamo tavoli e panche nel posto dove sono sempre state; sembra quasi di vederli questi ragazzi, seduti intorno a un maestro che parla e trasforma la didattica in pensieri.

Ci sentiamo piccole, umanamente piccole, didatticamente piccole.

Scendiamo nel laboratorio dove gli attrezzi conservati mostrano il loro tempo e respiriamo un’aria antica ma non vecchia; è la memoria che si trasforma in storia, che è passata ma non è morta.

E’ il senso di ciò che lì è avvenuto che è rimasto vivo, è quell’idea di scuola che, al di là dei cambiamenti storici, delle trasformazioni, delle riforme ci appare oggi così moderna e nuova.

Lo sapeva Lorenzo che quando ci si spende per gli altri si cresce e non solo scolasticamente; sapeva che in quella stanza, povera palestra d’amore, ogni ragazzo si sarebbe confrontato con la propria capacità di dare e amare e sapeva anche che tutto ciò non sarebbe morto con lui.

Usciamo di nuovo all’aria aperta e ci incamminiamo silenziose verso il piccolo cimitero: poche tombe scaldate dal sole, la sua non ha foto ma è piena di fiori. Ci viene in mente una vecchia canzone di De Andrè: Le sue ossa regalano ancora la vita.

Caro Lorenzo la morte non ti ha impedito di regalarci emozioni e pensieri, ti confessiamo di essere turbate e toccate. L’abbiamo sempre saputo, oggi più che mai, che non sono gli arredi, i sussidi, i giardini, le palestre a definire una scuola ma è il sentire e l’agire di chi la abita a renderla viva e speciale.

Tornando a casa ci fermiamo a comprare cantucci e pane toscano perchè l’aria di Barbiana ci ha fatto venire un po’ fame.

 

LE RIFLESSIONI

 

Barbiana ci sorprende e ci fa fare alcune riflessioni:

Ci conosceva perfettamente uno per uno e sapeva di che cosa avevamo bisogno dice Giancarlo allievo di don Lorenzo.

Porre al centro il bambino come persona con i suoi bisogni, interessi, collocare il ben-essere al primo posto ci aiuta a capire che per ciascuno esistono risposte differenti. Farsi domande, ricercare soluzioni, formulare ipotesi, mettersi in discussione e in una posizione interrogativa favorisce la creazione di contesti di apprendimento motivati e motivanti, mai definitivi.

Mettere al primo posto la persona significa prendersi cura del sè e dell’altro. Conoscersi e conoscere è un percorso lungo e mai definitivo dove durante la scoperta viaggiamo insieme ad altri e altro.

Il riconoscimento dell’altro diverso da noi, non è sempre un percorso facile; ma chi si prende cura vede l’altro come una risorsa mutevole, in evoluzione, degna quindi di interesse e curiosità.

La prima domanda da porre riguarda  chi educhiamo se c’è un punto su cui non possiamo trovarci d’accordo è che il nostro compito è quello di educare la persona un  essere unico e irripetibile (indicazioni per il curricolo).

A Barbiana tutto era scuola Giancarlo ripete rispondendo ad una delle nostre domande.

La scuola è vita. Le emozioni, i pensieri, le parole, il fare, il creare e l’inventare quotidiano determinano delle direzioni di senso aperte anche all’eventualità, dove le esperienze proposte, fatte insieme danno un valore (al mio, al tuo, al nostro modo di essere) al singolo e al gruppo, perchè lo scambio nutre l’arricchimento; diviene risorsa in una relazione fatta da un dare e un avere, un prendere e un riconsegnare mai uguale perchè arricchito dall’incontro.

Entrare in un gruppo è vivere un’esperienza curiosa, particolare, ma anche complessa fatta di andate e di ritorni, di accellerazioni e rallentamenti dove entrare in con-tatto con gli altri è stabilire una relazione ricca di significato.

L’esperienza diretta determina l’apprendimento, il fare educa, racconta, comunica chi siamo e cosa sappiamo fare da soli e insieme agli altri.

Il fare favorisce esperienze di ricerca, di possibilità, di fare e disfare, di togliere e aggiungere, di creare dal niente il tutto, è prendere coscienza del fatto che ognuno sa e sa fare.

-Però chi era senza basi, lento, o svogliato si sentiva il preferito. Veniva accolto come voi accogliete il primo della classe. Sembrava fosse tutta per lui. Finchè non aveva capito gli altri non andavano avanti La scuola di Barbiana.

La scuola è di tutti, è per tutti, anche e soprattutto per chi fa fatica, per chi si trova in una situazione di disagio e difficoltà, per chi proviene da altri mondi: è don Lorenzo che ce lo insegna.

Mettersi nella condizione di creare contesti accoglienti, di offrire opportunità diversificate è porsi in apertura con la mente, con il cuore, per entrare in empatia con chi ci è accanto, consapevoli della necessità di dover creare strategie divergenti, di dover modificare le mete da raggiungere per prenderci cura di ogni bambino.

Chi fa fatica deve rincorrere, accellerare, sente tutto il peso del dover fare in fretta, non viene atteso, riconosciuto, aspettato, accolto.

Impariamo che non esistono traguardi da raggiungere, gare da vincere, che aspettare e aspettarci indica il cammino di chi a volte non ce la fa, ma si riconosce nelle opportunità che gli vengono date all’interno di ambienti caldi, ricchi di vissuti, di memorie, di tracce pensate per lui.


E PER CONCLUDERE MA NON PER FINIRE

 

Nella scuola di oggi, complessa, piena di novità, spaccata dai cambiamenti, scoprire e riscoprire le parole di don Milani diventa un modo per ritrovare il senso di un percorso dove sempre e comunque la persona viene messa al primo posto.

La nostra scuola deve essere un luogo in cui nelle diversità e nelle differenze si condivide l’unico obiettivo che è la crescita della persona (indicazioni per il curricolo).

La scuola è la casa dell’accoglienza, dell’incontro con l’altro e il sapere. La scuola è il luogo della cultura e della reciprocità in stretta connessione l’una con l’altra, perchè il sapere senza il saper essere e il saper stare con l’altro, ha scarso valore. La scuola è l’ambiente che i maestri sanno creare con intelligenza e professionalità sostenuti dall’idea che l’uomo è in divenire e che il fine primo dell’educazione è indicare orizzonti e raggiungerli insieme.

Questa è la sfida che giorno dopo giorno Lorenzo ci ricorda di raccogliere, a favore di una scuola con radici solide e stabili, che guarda al futuro dando un senso e un valore alle direzioni intraprese da ogni bambino. Fare scuola è un impegno politico che supera i confini degli schieramenti di partito, perchè l’uomo va oltre

La parola a tutti diceva don Milani per raccontare le proprie idee, per esprimere i propri pensieri, per avere l’opportunità di poter dire io ci sono.

Grazie Lorenzo compagno di questo viaggio, hai creduto nell’uomo e nella scuola come ci crediamo noi.

 

 

Bibliografia:  Indicazioni per il curricolo

La parola fa uguali di  don Lorenzo Milani editrice libreria fiorentina

Lettera a una professoressa scuola di Barbiana editrice libreria fiorentina

Idea di persona a cura di Agostina Melucci e Marina Seganti editrice tecnodid

Francesco canto di una creatura di Alda Merini

 

 

Ci hanno scritto da Ascoli Piceno

05/08/2008

Buongiorno non so se si ricorda di me. l’ho chiamata il 24 luglio da
Barbiana sono di Ascoli Piceno e quella mattina Le ho detto di aver visitato la tomba di un Santo.

Il giorno prima ero stato a Roma alle tombe dei papi dove devi prenotare chiedere etc. solo per pregare. Da Don Lorenzo, invece, ho trovato un piccolo cimitero dove da solo sono potuto entrare e stare mezzora a piangere sulla sua tomba.
Quella croce sopra la sua tomba mi ha colpito. Rappresenta la croce che ha portato durante tutta la sua vita e tutto quello che gli hanno fatto passare gli altri sacerdoti e la chiesa in generale.
Avevo visto il film, i documentari avevo letto tanto. Ma visitare Barbiana mi ha sconvolto. Mi ha proprio sconvolto. Mi ha fatto vedere cosa è veramente la povertà e quale è il vero insegnamento di Don Lorenzo e voi che ne portate avanti il ricordo ne siete i testimoni. La scelta di non modificare
la casa affianco alla chiesa è un qualcosa che in pochi avrebbero fatto e che vi fa onore. Il priore avrebbe voluto proprio cosi. Guardi mi emoziono troppo nel parlare di Don Lorenzo ho fatto delle foto e un filmato e ogni tanto le guardo.
Io non lo ho conosciuto pero mi manca da morire, mi manca il suo esempio mi mancano le sue frasi mi manca il suo modo di vivere sempre dalla parte degli ultimi. Vedere quelle frasi scritte nel libro delle visite è stato un qualcosa di incredibile che rimarrà nella mia mente per tutta la mia
vita. Probabilmente tornerò su presto perchè sono stato troppo bene e spero di
avere l’occasione di incontrarvi. Ho fondato una cooperativa sociale di tipo B e la ho chiamata proprio Don Lorenzo Milani. Lavoriamo nelle scuole e vorrei quest’anno far partire un
progetto proprio su Don Lorenzo. Ho 39 anni sono sposato 3 figli faccio il catechista in parrocchia. Sa che uso il catechismo di Don Lorenzo? Quel libro che avete fatto voi allievi?
Ora la lascio. E’ incredibile che a 41 anni di distanza dalla sua morte ci sia qualcuno,
come me, che solo a parlare di Don Lorenzo si emoziona in un modo cosi devastante.
E’ stato proprio un Santo.
Giulio Lucidi

Ci hanno scritto da Treviso

22/07/2008

Carissimi amici, permettetemi di chiamarvi così, io vi percepisco tali perchè sento nel profondo una consonanza che credo mi accomuni a voi.

Desidero soprattutto ringraziarvi per l’esserci e l’avermi accolta con un gruppo di amici (della diocesi di Treviso) sabato 5 luglio a Barbiana. Un vero pellegrinaggio da tempo da me desiderato e finalmente realizzato.

Durante l’incontro non ho fatto domande, non ho fatto interventi stavo RESPIRANDO!

Per me è stato un incontro molto fisico, in quel momento i miei sensi erano tutti intensamente al lavoro, Per me è stata una cosa grande essere dentro a quella stanza, sentirne l’odore, toccare il tavolo, le sedie, vedere tutto ciò che è stato vita per don Lorenzo e per voi, sentire la voce di Giancarlo e la sua esperienza.

Ha reso ancor più vivo ciò che avevo letto! Vivo nel senso più profondo del termine, quasi carnale oserei dire, non teorie pedagogiche o filosofie di vita ma vita di persone concrete in tempo concreto, in luogo concreto

Dopo l’incontro, nel nostro gruppo, alcuni commentavano l’ingiustizia fatta a don Lorenzo mandandolo al “confino” a Barbiana. Io non mi trovo d’accordo questi commenti mi hanno fatto male nel profondo, sì, perchè se io fossi nata in Toscana e non nel Veneto, molto probabilmente sarei stata una bambina dei vostri, anzi, sicuramente.

La mia era una famiglia povera, i miei genitori erano contadini senza istruzione, mia mamma si è fermata in seconda elementare dopo averla ripetuta, il papà è arrivato in quarta dopo la guerra, con le serali  Il mio tessuto socio culturale era il vostro, fin da piccola ho percepito la distanza fra me e i Pierini che ho incontrato forse con la differenza che, essendo nata nel 65 io ero sola, e i Pierini molti Forse non ero sola, ma il riserbo e la vergogna non mi ha fatto solidarizzare con gli altri ragazzini nelle mie condizioni eravamo tre, forse quattro, in un paese di tremila anime

Magari ci fosse stato un Don Lorenzo anche con me!!!!! Altro che castigo o ingiustizia, io ho provato una profonda (e forse sana) invidia nei vostri confronti! E la grandezza di don Lorenzo ai miei occhi è stata proprio nel fatto che lui ha visto PERSONE in tutti gli esseri umani che ha incontrato.

Dopo pranzo sono rientrata e vi ho chiesto di andare in bagno beh anche quella è stata una esperienza grandesono entrata nella scuola di Barbiana nella stanza dove c’erano Giancarlo e Michele sono andata nel bagno della scuola caspita!

L’incontro con il bagno è uno dei ricordi più traumatici con la mia scuola! La materna non l’avevo fatta, soldi non ce n’erano, e il bagno in casa non ce l’avevo, così  il primo giorno delle elementari sono andata a fare la pipì e mi avevano raccomandato di tirare l’acqua, io l’ho fatto e mi sono spaventata a morte tutta quell’acqua e quel rumore in un colpo solo., non ho più tirato l’acqua per i successivi cinque anni, preferendo le sgridate della bidella a quella cosa spaventosa.

Per questo, anche per il gabinetto, quando ho sentito per la prima volta la frase non c’è nulla di più ingiusto quanto far le parti uguali fra disuguali, l’ho sentita incollata a me, mi ridava giustizia, non ero più io la sbagliata, ma lo era chi tagliava le parti uguali e mi giudicava sulla mia capacità di digerirle.

Forse don Lorenzo non mi avrebbe sgridato per il gabinetto, mi avrebbe spiegato come funzionava, e io mi sarei sentita giusta, uguale.

Per questo ora, dopo la mia lunga emigrazione culturale, (sono passata anch’io da un mondo all’altro, pur vivendo a tre chilometri dalla casa dove sono nata), ora sono insegnante elementare, cerco davvero di stare con i bambini, non do nulla per scontato, qualsiasi cosa deve essere guardata e capita, soprattutto oggi che ai bambini viene fatto usare tutto senza chiedergli di capire nulla!!!!

Per fortuna i bambini sono sempre bambini, e basta trattarli da Persone (Barbiana docet) che tutto si rimette a posto, guadare una pianta di fagioli che cresce e capire che non si fabbrica diventa più interessante dei Gormiti

Per questo credo che quello che state facendo con la Fondazione sia davvero importante, perchè è necessario, indispensabile, che questo modo di vedere l’educazione, la vita, sia chiaro anche a tutti gli insegnanti, gli educatori, i genitori, perchè la maggior parte di loro non è stata Gianni, ma Pierino, e sono molti i miei colleghi che vedo fare la grande fatica di capire il mondo dei tanti nuovi Gianni che affollano le nostre scuole.

 

Grazie, grazie di cuore veramente, non so se laggiù riuscite a percepire la mia commozione nel dirvelo, ma vi abbraccio intensamente, continuate, io visterò il sito per scoprirvi novità, continuerò a sentirmi “orfana” di Barbiana, ma se mi adottate mi sentirò un po’ vostra sorella.

Con grande, immenso affetto e gratitudine, ciao ancora, Francesca

 

 

Ci hanno scritto da PESCIA

17/06/2008

Sarà stata l’aria di collina. Sarà stato perchè quando si sta insieme ci sono sempre motivi per sentirsi aperti. Saranno state le immagini del passato. Sarà dovuto alle testimonianze vere. Sarà dovuto a tutto questo messo assieme ma appena entrati a Barbiana i nostri ragazzi si sono sentiti immersi in un atmosfera diversa. L’aver toccato con mano certi attrezzi e utensili che Don Lorenzo e i suoi ragazzi quotidianamente utilizzavano è stato importante per i nostri giovanissimi. Ringrazio la Fondazione Don Milani per aver dato io ns. ragazzi un pezzetto di quello che Don Lorenzo ha fatto.

Maurizio CALVASANI

Presidente dell’Azione Cattolica della Diocesi di Pescia